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Tmo watch/ La storia di Ciano è sempre illegittima

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Una delle cose più memorabili viste su TeleMonteOrlando, la prima tv di strada di Gaeta e d’Italia, sono state indubbiamente le “lezioni di storia” di Antonio Ciano. Ciano, tabaccaio gramsciano e meridionalista passato dal Pci al Partito del Sud, da Marx a Martummè, che è un po’ il Padre Fondatore di TMO. Agli inizi di questa gloriosa avventura, il sottoscritto che in seguito si proclamò Vs Recensore di Fiducia, scrisse: «D’altronde i tempi cambiano. Ora anche i briganti combattono a colpi di audience».

Per tutta l’estate, in piena notte, il Masaniello dell’etera registrava e mandava in onda – dal tinello di casa sua (epoca pre-studios) – le sue personali lezioni di storia meridionalisti e anti-risorgimentali. Lui parlava e contemporaneamento inquadrava libri con la telecamera, accendeva lo stereo su “Brigante se more”, voltava le pagine, leggeva e spiegava. Capitava ogni tanto che un libro cadesse, rivelando dietro di sé scenari domestici di tovaglie, cesti di frutta, rotoli di tovaglioli. Forse per l’affinità di orario a noi ci tornava in mente lo stralunato Ghezzi di Rai3, e vedere Ciano in canotta a parlare in asincrono su fondale bianco, sarebbe stato perfetto.

Ciano ha scritto un libro, “I Savoia e il massacro del Sud”, che ha venduto molte copie e che, lo diciamo subito, andrebbe letto e fatto leggere. “Sicuramente Ciano piange lacrime vere di rabbia e di impotenza e solo così si comprendono e si giustificano quelle rabbiose imprecazioni anche volgari…” scrive Lucio Barone nella prefazione. L’argomento crea ancora notevoli imbarazzi (forse perché si presta ad antipatiche strumentalizzazioni), ma non si può ancora credere alla storiella edulcolorata del Risorgimento italiano, di Garibaldi e dell’unità d’Italia accentrata e purificatrice. Visti dal Sud, furono anni di repressione, di sopraffazione, di stragi di Stato, di guerra civile. La concezione dello Stato come corpo estraneo, il grande Meridione di sudditi infidi e carte false vengono anche da lì. L’eterna tentazione italiana delle repressione e dello stato d’emergenza e del complotto, anche quelle vengono da lì. Allora fa bene Ciano a ricordarlo, e a porlo come strumento di una tv povera, “politica”, minoritaria, di strada.

Va bene dunque riesaminare la storia, e affrontarne i nodi taciuti e sepolti. Tuttavia la storia segue il suo corso, e non serve a nulla trasformare la ricerca storica (che richiede serietà, ponderatezza e confronto) nella macchietta nostalgica del re Francischiello, nell’anti-italianismo naif, nelle minacce poco minacciose di secessione o in astruse contese di legittimità storica. Non serve, a nostro parere, ammiccare al defunto Regno delle Due Sicilie se si è scelto di riconoscere la nostra Repubblica, di candidarsi alle elezioni di questo Stato e di combattere ciò che non va al suo interno.

Per esempio il nostro Antonio Ciano ha stabilito che l’annessione delle sue regioni meridionali all’Italia, avvenuta nel 1861 (e a Gaeta ci fu l’ultimo, eroico, assedio), per giunta all’insaputa di Ciano, fu illegittima. Non so che concezione abbia Ciano della storia: forse gli sfuggirà la complessiva e inevitabile illegittimità di gran parte di essa. Anche le invasioni barbariche furono piuttosto illegittime (e infatti un antenato di Ciano protestò vivamente), come pure le campagne napoleoniche e diversi altri episodi che, contravvenendo a precise disposizioni della famiglia Ciano, hanno portato all’attuale assetto mondiale.

Temo insomma, e con molta simpatia per il personaggio e per la sua causa, che Ciano (che forse aspira a fare il Bossi del Sud) non abbia capito che la storia funziona così: o si ha forza, cultura e ingegno politico tali da produrre la propria rivoluzione (illegittima come tutte le rivoluzioni, che poi si legittimano da sole) oppure è meglio proseguire in una ricerca storica senza aspirazioni da Masaniello e, nei weekend liberi, radunarsi a cantare Briganti se more sventolando vessilli borbonici e mangiando tiella.

Quando ci si pone il problema della coscienza politica del sud anche Ciano è costretto a fare spallucce. C’è ancora tanto da fare in quello stesso Sud maltrattato e arretrato che il 2 giugno 1946 votò in massa per la monarchia Savoia e che, appena ieri, il 13 maggio 2002, votò in massa per Berlusconi e per quello che, a ragione, Ciano definisce “il blocco finanziario-massonico del Nord”.
Il nostro Masaniello dell’etere è più ottimista: dice che tra dieci anni il Partito del Sud sarà al potere. Dopodiché saranno abbattuti i ripetitori illegali di Mediaset, verrà lanciato il motore a idrogeno e, forse, il Gaeta Calcio sarà in Champions League.