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Piovono pecore

Bum! Piove qualcosa dal cielo. Accade improvvisamente, pesantemente, senza nemmeno il tempo di fare un fischio. E quella cosa, quella cosa che all’improvviso ha fatto un tonfo, si abbatte a terra lì, in mezzo alla scena, e fa sempre un grande effetto. Come succedeva in quel film formidabile, “Collateral” di Michael Mann. La storia prende la sua piega quando un morto si abbatte all’improvviso sul parabrezza del sonnecchiante tassista Max, e solo più tardi scopriremo che gli ha sparato un colpo al cuore Tom Cruise, in un appartamento alcuni piani più su. Oppure nel finale di “Magnolia”, una memorabile pioggia di rane sul mondo incredulo e sbadato. All’inizio dei “Versi Satanici”, invece, c’è Salman Rushdie che fa dire a uno dei suoi due protagonisti, mentre precipitano da seimila metri d’altezza, giù verso la Manica, sballati da un disastro aereo nell’aria rarefatta, “pensa, quei bastardi laggiù non sapranno mai cosa gli è piombato addosso. Meteora o fulmine o vendetta di Dio? Bello, no?”. Bum!

Ora immaginatevi uno di quegli schianti, inatteso, sorprendente, spiazzante. Si era su una di quelle amene cale della costa sarda, una di quelle coi turisti che sbarcano e reimbarcano, ci si godeva il sole con un paio di amici, si discuteva di poco o di nulla. E a un tratto, bum! Prima che tutti lo capiscano, prima che i bimbi piangano, prima che il capitano della barca si lecchi i baffi al pensiero di un arrosto succulento, prima che voi possiate immaginarlo, una grossa pecora è precipitato dal cielo (o quasi), dietro di noi. Pecore volanti. Sembrava una stagione tranquilla.

Luca Di Ciaccio • 1 giugno 2005


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