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Tmo watch/ Ma com’è bella la campagnola

Ad assistervi così, davanti al televisore in una sera d’agosto, con quell’aria un po’ da canale satellitare rumeno captato per sbaglio, sembra un concerto di Gigione senza Gigione. Il pubblico pare uscito tutto da lì, e finito nel pranzo domenicale di una trattoria ciociara, mentre fuori piove. «Vedete, uno deve viaggiare, girare, e così si scoprono cose nuove» dice il vocione di Antonio Ciano, già detto il Masaniello dell’etere, da dietro la sua telecamerina.

Le cameriere hanno il grembiule bianco e l’aria scocciata. Si suona una polka e una mazurka, poi peppinodicapri, un poco di liscio e ‘o sole mio. Il maestro, quello che canta, ha un riporto nerissimo, la panza prominente e la voce baritonale un po’ rotonda. Mani ruvide stringono bellezze appassite muovendosi mosciamente a passo di danza. Il musicista cambia strumento ogni cinque minuti: violino, poi chitarra, poi chitarra elettrica tentando improbabili assoli hendrixiani su Malefemmena, poi fisarmonica, poi clarinetto, poi di nuovo violino (Ciano: «Eh, è veramente un fenomeno ‘sto maestro»). Arzilli pensionati e casalinghe chissà quanto disperate muovono braccia e gambe, adottano posizioni rampanti, coricate, goffe o araldiche, ancora ancheggiano con rustica spavalderia. Padre Pio occhieggia severamente dalla parete, tra carta da parati vintage e un paio di festoni impolverati. Il maestro col riporto ora canta Gianna di Rino Gaetano in versione ciociara, con effetti devastanti, ci mette tutta una melodia impostata nelle strofe, infatti alla fine sfuma sulla celeberrima Campagnola di Gigione e non se ne accorge nessuno. Tra una portata e l’altra, due minuti di inquadratura fissa sulle gocce di pioggia che cadono sull’asfalto di fuori, puro concettualismo che ve lo dico a fare. Vecchi lumaconi ballano appiccicati su giovani badanti slave. La brava signora albanese che gestisce il locale («secondo la tradizione») ringrazia tutta la gentile clientela. Ci vorrebbe il sindaco di Palomonte, “che veramente questo localo nunn’è ullllocalo come tutti gli altri”. Un vecchietto è ancora lì che saltella in mezzo alla sala. Viaggio di ritorno sotto la pioggia, verso Gaeta su strade ciociare. Un ripetitore televisivo su un camposanto di guerra, e il solito Ciano: «ma adesso che il partito del sud andrà al potere lo esproprieremo e ce lo prenderemo noi» (il ripetitore, non il camposanto). Uno degli orlandones più autorevoli mi manda un messaggio: «Comunque 98% di share».

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Luca Di Ciaccio • 25 agosto 2005


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