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Tmo watch/ Il polipo si cuoce nella sua acqua

Tele Monte Orlando, la prima tv di strada gaetana e forse italiana, comincia a preoccuparsi e forse pure a montarsi la testa. C’è gente che ci impiega tempo e risorse, oltre al fondatore Ciano, ci sono le bollette da pagare nello studio, spuntano le prime pressioni politiche, e pure qualche rivalità di palinsesto. Non mancano tuttavia i momenti di relax. Di seguito, si riporta una parziale trascrizione della puntata di “Sapori lontani”, ambientata nel salotto della signora Anna Scialdone, amica di vecchia data di Ciano e madre della prediletta attrice Fatima, dove si è scritta un indimenticabile e gustosa pagina di televisione (seppure di strada, e confinata nel piccolo cono d’ombra non proprio a norma di legge), e ciò che riportiamo non ne rende che un flebile sospiro.

Ricetta del giorno: polipetti affogati, la cui inquadratura apre il filmato con Ciano che esclama famelico: «Indovinate dove siamo…». «Il polipo si perde nella notte dei tempi» (signora Scialdone, che subito accenna una non meglio identificata canzone del polipo borbonico). «Pomodoro, peperoncino, olio, aglio, sale. Non ci vuole l’acqua perché, come dice il detto popolare, il polipo si cuoce nell’acqua sua stessa» (la Divina Mammà illustra la ricetta dei polipetti affogati). «Maqqua’ io vedo degli spaghetti messi in una giara» (Ciano, si vede che non ha ancora mangiato, come egli stesso ammetterà più tardi). La signora Scialdone – una che avrebbe fatto volentieri l’imperatrice – procede ad una dotta illustrazione sulle abitudini alimentari degli antichi romani, «che quando gozzovigliavano, gozzovigliavano bene». «Eruttavano, vomitavano e… ricominciavano da capo!» (Ciano sugli antichi romani). «Arrosti di capriolo, arrosti di vitello, con verdure in agrodolce, con tordi, con creme di ostriche e con tutto questo bendidio qua» (signora Scialdone, spiegando la terza cena dei nobili romani con gran gesticolare di mani). «E arrivati a questo punto, la lussuria si spostava dalla bocca al piano di sotto…» (signora Scialdone, sguardo ammiccante e gesto eloquente, si parla sempre dei romani). «Per la miseria, erano proprio porci questi romani!» (Ciano). «E i vescovi, e i preti, avevano tutti le panze» (signora Scialdone, qui si passa dritti dritti al medioevo). «E p’cché per la Bibbia l’incesto è una cosa normale» (Ciano in una disinvolta interpretazione delle sacre scritture. E qui, dal polipetto si scivola chissà come alla pedofilia del cardinale di Boston). «Nel Medioevo a me m’avrebbero ammazzata» (signora Scialdone, perché oltre ad essere una gran bella donna è pure amante dei gatti e in genere di tutto il genere animale, con la sola eccezione dei topi di fogna). «Il Cile ha un po’ il nostro clima, è un po’ come l’Italia» (Ciano, non è chiaro se con intenti consapevoli di satira politica). «Quelli che mi offendono sono tutte persone inferiori» (signora Scialdone). «A via Piave ci sono tutte persone splendide» (Ciano, domiciliato in via Piave). «Ci coprivano gli occhi col prosciutto» (signora Scialdone, in questo caso non si parla di ricette bensì di Bruno Vespa). «Noi a Gaeta abbiamo le donne più belle del mondo, e ce ne freghiamo di Bruno Vespa!» (Ciano, forse citando quel celeberrimo slogan visto nei cessi di un autogrill: “la f… salverà il mondo”). Finale pirotecnico con l’arrivo di Isabella Scialdone (dunque, figlia di Anna e sorella di Fatima, anch’ella piuttosto Divina), che vive a Modena col marito ma viene a Gaeta dove approfitta dei manicaretti di mammà. Chiosa del Masaniello dell’etere, dedicata ai modenesi: «eh be’, possono avere tutti i soldi che vonn’, ma non hanno il mare e non hanno nemmeno Tele Monte Orlando!».

tmo watch

Luca Di Ciaccio • 25 settembre 2005


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