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Tmo watch/ Al bar dello sport

Ci sono televisioni e televisioni, e questo lo abbiamo capito. Ci sono anche bar e bar, ma il Bar Sport è qualcosa di più, come disse Stefano Benni nel suo libro ormai divenuto leggenda. Non sarà un caso se la fatidica insegna, alta nei cuori dell’immaginario nazionale, è ora diventata il titolo di un nuovo programma di Tele Monte Orlando, la telestreet gaetana: “Al bar dello sport – i commenti del giorno dopo direttamente dalle voce degli sportivi gaetani”. Una mezzoretta scarsa, il lunedì sera verso le nove. Tempo fa Giorgio Bocca scrisse: “Il paese dei bar sport è anche il paese che ha sempre diffidato dell’educazione che dà una forma all’impasto umano fra ragione e istinti. I partiti ideologici hanno cercato di dare una educazione alle masse, ma hanno perso la corsa contro il tempo, ha prevalso la diseducazione generale, lo Stato hegeliano ha lasciato il posto al localismo folkloristico”. Bho.

Ma mentre vedevamo il barbuto telecronista della telestreet gaetana Erasmo Lombardi (nome d’arte perché il Lombardi è in servizio presso le forze dell’ordine e ci tiene a tutelare almeno formalmente la sua onorabilità) varcare la soglia del bar “Il Gabbiano”, sul lungomare appena dietro ai banchi del mercato del pesce, con un vecchietto tremolante a reggere il riflettore e il figlio di Antonio Ciano alla telecamera, e ad aprirsi sullo sfondo un interno di mite squallore e vecchie briscole, è stato lì che si sono riaccese le nostre speranze. E il cerchio si è chiuso: l’innovazione mediattivista che si riconduce al paradigma universale della provincia italiana cioè il bar, la lotta di classe che ripiega su Trapattoni. In fondo il “bar” e la”tv di paese alla tmo” sono due categorie che hanno molto in comune: entrambi sono spazi di libertà relativa, piccoli mondi coi loro rituali, i loro accenti, le loro sparate retoriche, i loro personaggi, microcosmi dove si può dire di tutto eppure limitati dalla loro dimensione micro e talvolta compiaciuti nel parlarsi addosso. Sarà che stiamo in provincia (ma molto Italia sta in provincia, e pure molta televisione ultimamente).

Il Bar Gabbiano, zona Peschiera, c’è sempre stato a Gaeta. Da prima dei Borbone e delle repubbliche marinare, credo. Sicuro che da qualche parte lì dentro avranno ancora un flipper, un telefono a gettoni, un juke-box con le canzoni di Morandi e poi la proverbiale Luisona, la decana delle brioches. In fondo a destra c’è ancora un settantenne pescatore, di quelli veri, con l’occhio piegato dalla penombra, il busto proteso verso il mazzo di carte, la sigaretta tra le dita, a raccontare che “prima nuje giuocavamo quattro ranelle e due nucelline, adesso c’è anche chi si ggioca qualche lira”. E Lombardi – con aria da zio di città – che chiede “ma ai tempi vostri praticavate qualche sport?”, e un altro dal tavolino accanto ribatte “ma che sbort e sbort? Nuje ci menavamo solo le scogliole uno addosso all’altro”. Fa poi la sua comparsa un tipico esemplare di tecnico da bar, nella fattispecie il signor Giovanni, detto Marangone. Occhiaie crucciate ed espressione mogia, ieri infatti il Gaeta Calcio (la squadra che andrà in Champions League quando il Partito del Sud andrà al governo) ne ha persa un’altra. Ma il Marangone tiene duro, dice che “chesta è una grande annata, perché ci sto pure io in mezzo ai dirigenti, abbiamo finito di ggioca’ con le squadre di campagna, senza offesa eh, quindi amici fidatevi, io vi dico di venire”, dopodiché scompare in una nuvola di fumo Marlboro.

“Quando al bar Sport non si discute di campioni, sfide, amori, cappuccini, centravanti, sbronze, trasferte, sesso e meringhe” (Benni docet), si parla dei programmi della televisione di quartiere TMO. Il prode Lombardi si appoggia al bancone e chiede agli altri se la domenica alle sette di sera si guardano la partita del Gaeta in tivù, lui che butta litri di sudore a ogni telecronaca. Il barista dietro di lui, strofina un piatto, scuote la testa, e sentenzia: “Veramente a quell’ora qui vediamo altri programmi”, con l’aria di uno che la domenica alle sette si vede i balletti delle gemelle Lecciso, mica quella squadra di ragazzotti sfigati. “Vabbe’, ma se un cliente lo chiede, lei gliela fa vedere la partita, no?”, insiste Lombardi. E il barista, ormai rassegnato: “be’ certo, ci mancherebbe”. Intanto davanti al bar arriva Mario “La Saliera”, ristoratore dalle sette vite come l’olio delle sue fritture di triglie, un po’ mariomerolizzato con l’occhiale di noce e la giacca di velluto, il quale polemizza sull’incompetenza dei dirigenti calcistici e infine rivela una delle sue massime di saggezza: “Ma il miglior male è quello che non nuoce”. Di fronte a questa inoppugnabile intuizione anche Lombardi non ha obiettato nulla, e forse avrà offerto da bere a tutti.

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Luca Di Ciaccio • 25 novembre 2005


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