Ludik

un blog

Cambio casa, cambio vestito, cambio governo

Leggo i giornali, senza toccarli. Rimetto a posto i libri. Sistemo i ciddì e dividdì secondo un ordine solo apparentemente casuale. Sciolgo il filo del telefono. Collego i cavi dell’elettricità. Mangio un piatto di pasta col sugo in splendida solitudine. Rifletto per qualche minuto osservando il traffico delle auto che scorre nella direzione opposta alla mia, e poi vado avanti. L’orologio al computer segna il momento di una giornata spaccata a metà. Si brinda in vista di una notte senza miracoli. “E prendiamola fra le braccia questa vita danzante, questi pezzi di amore caro, quest’esistenza tremante”, sussurro a mezza bocca. Quasi vergognandomi. Il cielo è alle mie spalle, coperto di rughe e di nuvole. Vado via dal mio vecchio appartamento mentre le maggioranze del paese si rimescolano ancora una volta.

Una valigia da una mano, una sedia dall’altra mano. Intanto mi preparo al voto inseguendo l’ordine cabarettistico delle giustificazioni e una mucchio di idee difficili da dimenticare. Gli ultimi anni sono trascorsi in fretta forse perché erano troppo frammentati. Ripenso ai prezzi degli affitti, alle fredde aule universitarie, ai piccioni entrati in stanza, alle testate verso il lampadario, ai regali dimenticati, alle bandiere ingrigite dal tempo, agli ingegneri diventati marinai, ai coinquilini che si credevano Lupin. Ripenso ai lobbisti e ripenso ai girotondini. Poi smetto di pensare al passato. Apro la finestra, poso le vecchie chiavi, afferro quelle nuove. Adesso il cielo è terso. Lascio una specie di biglietto d’addio citando Pippo Franco. Spingo la porta. Scendo le scale. Mi consolo ascoltando gli ultimi difensori del governo dire che fallire felicemente è il gioco più bello dell’esistenza. Infine cambio casa.

Luca Di Ciaccio • 7 aprile 2006


Previous Post

Next Post