Ludik

un blog

Disgressioni sulla lucidità

“Che noia la passione”, mi sono detto una volta mentre me ne stavo seduto, infilato in un cubicolo dalle pareti arancioni, in un’azienda di comunicazione politica. L’importante è sedurre, sedurre ad ogni costo. A un certo punto qualcuno afferra il concetto e mi risponde: “Il guaio è che sembra che tutto accada per essere visto”. Troppo spesso, e lo sanno tutti ormai, questo tempo lascia trionfare i seduttori, i prestigiatori, i gorgheggiatori di vaniloqui. L’investimento sicuro è quello sugli spacciatori di competenze, su chi – come direbbe De Andrè – ha lingue allenate a battere il tamburo. Accade a maggior ragione nel mondo di chi fa politica, dove caduti i veli delle vecchie idelogie, dismesse le stoffe pesanti delle vecchie identità, sono rimasti solo pareti di specchi. Ogni tanto, mentre seguivamo delle lezioni nel nostro master, qualcuno si chiedeva se anche noi non stavamo rendendoci complici e ingenui di quella colossale impresa che è la banalizzazione del mondo, o l’idea che il modello dominante di cervello sia quello funzionante a 8 bit.

Il vecchio Baudrillard lo scriveva già nell’anno 1984: “Politici e pubblicitari hanno compreso che la molla del governo democratico consisteva nel considerare la stupidità generale come fatto compiuto”. Lo ha cantato pure De Gregori ultimamente, con un’immagine di rara efficacia: “I ragazzi che escono dalla scuola, sognano di fare il politico o l’attore, e guardano il presente senza stupore”. Ma non c’è mai tempo per porsi troppe domande: il Paese nonostante tutto continua a correre, sui suoi binari sconnessi. Passa e non perdona. Ieri il presidente del consiglio ha detto ai portavoce dei ministri, tutti riuniti in una stanza, “sorridete agli italiani”, perché “il governo è nelle vostre mani”, vale a dire “nelle vostre voci”. E già questa di riunire i portavoce è una grande idea letteraria, come quella di Ionesco, il drammaturgo che riuniva le sedia vuote. Riunire i portavoce è come afferrare l’aria, come dare corpo alle ombre, come indire un’adunanza di citofoni, come organizzare un congresso di telefoni. Sale la tentazione di provare uno stupore letterario, dal sapore criptico, come quello dell’ultimo libro di Saramago, il “Saggio sulla lucidità”. Un’inconsueta consultazione elettorale, nella capitale di un paese non meglio identificato, in un giorno di pioggia, l’ottanta percento degli elettori inserisce nell’urna una smagliante scheda bianca. Sullo sfondo, prosegue la pantomima di un potere ottuso.

Luca Di Ciaccio • 14 giugno 2006


Previous Post

Next Post