Ludik

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Pezzi di carta

E’ una giornata strizzata e umida di luglio, una giornata di quelle in cui ho rischiato di farmi spremere come un limone a un esame cui non mi sentivo per niente preparato, e allora ho deciso di sgaiattolare fuori dall’aula, dribblare gli ombrelloni bianchi addobbati del servizio di orientamento per maturandi indecisi (pare abbiano bocciato poco le commissioni, quest’anno), uscire fuori nel traffico e nel caldo, imbattermi in una mia amica che tornava trionfante dalla segreteria impugnando il suo attestato di laurea, già vecchio di due mesi, già sommerso dai lavori con cui tirare avanti, già quasi squagliato da questo sole malato. “E la tua, è passato quasi un anno, non l’hai ancora ritirata?”. “No, ma che dici, mica cadrà in prescrizione, mica la butteranno nel tritacarte?”. E sono giornate stampate su caratteri piccolissimi, madidi di cinismo, su libri che trasudano inutilità accademica e rendite professorali.

Luca Di Ciaccio • 15 luglio 2006


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