Ludik

un blog

Confessions about Madonna

Time goes by so slowly. I viali deserti di Roma sono un risucchio, una vampa di calore e piogge improvvise e tuoni in lontananza. Il suono di qualche campana si perde nelle ferie d’agosto. Smadonnati cultori della religiosità pop, dotati di opportune magliette con strass e pantaloni stretti in vita, canotte attillate che sculettano su corpi ben depilati, sciamano nella sacrale attesa dell’evento. Costosissimi lasciapassare tenuti stretti nelle mani. Un’apparizione più che un concerto. Uno stroboscopico circo più che un’esecuzione musicale. Qualcuno, fuori dallo stadio, solleva una croce in cartapesta, un’immagine della signora Ciccone in abito di domopack fucsia incollata sopra, e in alto la scritta: “Santa subito”. Hai voglia noi a scuotere la testa divertiti, accettando tuttavia il gioco impudico fino in fondo.

“Credi in Dio?” chiedeva un personaggio nella commedia gay Latter Days. “Intendi, a parte Madonna?” rispondeva l’altro. La sera prima Antonio, attovagliato accanto a me in un ristorante dell’Eur, aveva riproposto la sua condivisibile descrizione del fenomeno: “E’ brutta. Non sa cantare. Non sa ballare. Ergo, è un genio”. Così rischiando il linciaggio da un commensale cicconiano integralista, venuto da un’altra nazione per assistere al concerto. Malizie erotiche, impennate spirituali, ambiguità equestri, scandali inutili. Anche crocifissa tra centinaia di specchietti, cinta dalla corona di spine e sussurrando Live to tell, appare vestita Jean Paul Gaultier: pantaloncino di velluto e blusa arancione. In sottofondo: bambini malati, potenti cattivissimi, froci in deliro. “Per il mio prossimo show, ho in mente di mettere sotto sopra il Corano mentre parlo dei pericoli del colesterolo” suggeriva il critico newyorkese del Village Voice.

Time goes by so slowly for those who wait. Senza nemmeno far finta di provare sentimenti. Quando imbraccia una chitarra e fa scomparire il vortice di ballerini e acrobati e comincia solo a cantare una canzone, allora lì quel che rimane della Regina del Pop è una mediocre performer, bassina, col sorriso scostumato e un po’ stonata. Ma così va il mondo. Da qualche parte, impercettibilmente, si annida il mito. Forse nelle mille giravolte: “ieri Marilyn Monroe in discoteca, oggi Mater Dolosa sulla croce, domani Moira Orfei tra gli elefanti ricchioni” come dice D’Agostino.

Poi esplode la disco e lei sbuca fuori da una gigantesca mirror ball, che costerà più o meno quanto una chiesetta di medio livello. Dal sacro al profano. Dalla cabala aramaica al remake di Tony Manero. Dal martirio al dancefloor. Time goes, hung up. Mi ricordo l’invettiva di Matteo Bordone, poco tempo fa. C’è tutto. “Tu con le calze rosa 1000 denari. Tu santa. Tu vacca. Tu che parti per un nuovo tour. Tu che scandalizzi. Tu mezzanuda. Tu pelle nera. Tu crocefissa. Tu che i ricchioni ti adorano guai a toccarti. Tu tette a punta con gli strass. Tu sadomaso ma non ti cola mai il trucco. Tu zoccola con classe. Tu che hai cominciato nell’82 e tra due anni ne compi cinquanta. Tu crocefissa. Tu che il cristo negro. Tu scandalosa. Tu ministero. Tu prevedibile. Tu venditrice di banalità travestite da oltraggio, sei il revival di te stessa. E non ti sopporto più”. Ne usciamo tutti. Al soffio di un venticello notturno di brillantina tutto ciò che sta in superficie pare esaltato come il massimo della profondità. Il bello è che abbiamo pure ballato.

concerti

Luca Di Ciaccio • 7 agosto 2006


Previous Post

Next Post