Ludik

un blog

Fantasmi del twist

Con l’acqua salata che arriva fin sotto le ginocchia, i piedi mezzi affondati nella sabbia, i pensieri mezzi affondati comunque vada, a rimirare l’orizzonte, tenendo a bada i demoni, fermo a guardare il sole che finisce nel mare. “E’ vero che non faccio nulla: ma vedo passare le ore, che è molto meglio di tentare di riempirle”. Non c’è niente di meglio di Cioran per giustificare la propria pigrizia. Per sottofondo la musica di David Gilmour, l’acustica quiete del suo ultimo disco “On An Island”. Quando gli abbronzati figli della società moderna se ne vanno rimangono solo delle ombre rossastre tra gli ombrelloni. Sarebbe l’ora di intraprendere un viaggio qualsiasi in tutta tranquillità. Via, via, se solo le bombe smettessero di cadere, se il cielo si liberasse da qualche nube tossica, se la terra lasciasse meno spazio ai parassiti salterini di destra e di sinistra, se sugli aerei occidentali non cominciassero a spaventarsi anche per il latte liquido nei biberon. Finiremo come in un fumetto di Alan Moore? I viaggiatori di lungo corso spiegano che il tempo è fatto di tre dimensioni. Quello celeste, costruito su orbite. Quello marino, fatto di onde. E quello ipogeo, popolato di bivi del destino.

Alla fine la cosa più difficile è riuscire a vedere l’insieme delle cose. I movimenti, i dirottamenti, i ferimenti. Piuttosto meglio cedere alla voglia di perdersi nel mare, nell’acqua che non ha una forma propria ma può prenderle tutte. E, mentre si nuota, immaginare occhi che scrutano da dietro le tapparelle abbassate di certi piani superiori di vecchi stabilimenti balneari, come fantasmi di estati perdute, di vecchi jukebox dimenticati, di spensieratezze appassite negli anni del twist. Un’anonima poesia in un libretto con dedica finisce recitando: “Se guardi bene, oltre la bolla d’aria della prospettiva, puoi vedere una traccia d’azzurro”.

Luca Di Ciaccio • 10 agosto 2006


Previous Post

Next Post