Ludik

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Cabine su cabine

Quando confidai al mio amico Peppuccio che questo agosto, in mancanza di mete più esotiche, preso da qualche infantile nostalgia, sarei finito spiaggiato sulla gloriosa riviera romagnola, lui mi guardò, fatte le debite proporzioni, come Moravia deve avere guardato Tondelli quando gli parlò del potenziale letterario di Riccione: “Non ho mai messo piede su quella costa. Ho vissuto quindici anni a Capri. E prima andavo al Forte. E poi la smetta! Lo vuol capire? A Riccione, in quegli anni, andavano i fascisti!”. Sarà che poi, solo a nuotarci per un po’, il romanzo rivierasco sembra vivere una vita antecedente, probabilmente usata, appartenuta ad altri e poi lasciata.

Che corrano gli anni del ventennio, quelli del perbenismo mondano, tornei di bridge e chiacchiere sotto l’ombrellone, all’ombra del grande uomo. Oppure quelli, più recenti ma altrettanto remoti, della libido nazionalpopolare, lì nel mezzo dei weekend postmoderni della buonanima di Tondelli, nell’Italia un po’ sbracata e gravida di pulsioni goderecce, “inseguendo le mille vibrazioni del coitus mediterraneus”. Poco ne rimane, oltre le frontiere della folla che insegue l’ultimo happy hour. La fauna più esplosiva è già migrata altrove. Architetture creative non se ne vedono. E’ il destino di raggiungere i luoghi mitici sempre in ritardo.

Attillati coatti senza intensità sfilano su viale Ceccarini, impegnati in patetici tentativi di rimorchio e ricerca di biglietti omaggio per la disco. Sui club in collina sciamano finte damine dell’Ottocento, alterate e travestite. Nei parchi divertimento, stesi sulla pianura lontana del mare, vicini allo studio tivù di un reality periferico, su una spiaggia artificiale nel mezzo del piattume padano, piena di mocciosi urlanti, sento un padre rimproverare così il suo petulante figliolo: “Anche io sono in ferie, che ti credi?”. Poche anime freak, ridotte allo stato terminale. I nostri dirimpettai di camping sono una muscolare comitiva romana, e diffondono dall’autoradio col volume a palla la loro strana compilation: lato A da virgulto maschio fascistello, lato B da commessa frocia di Zara. Kylie Minogue e Giovinezza Primavera Di Bellezza, Believe di Cher e Boia Chi Molla.

Ma io vorrei trovare una via alla distensione, e allora immaginare per le strade del centro zampe d’elefante che scendono dalle Alfa Sud, o rifugiarmi in una raccolta dei Montefiori Cocktail, bravi a insinuare nell’ascoltatore il dubbio che anche una canzoncina dall’aria innocua possa avere una sua storia e qualcosa da dire. E sull’odore di piadina sentirei aleggiare il suono imperturbabile del sax di Fausto Papetti, comprato all’autogrill, e una delle sue sventole a occhieggiare sulla copertina del disco, con almeno una tetta di fuori. Pure noleggiare il pedalò più in giù del bagno Bikini non sarebbe poi tutta ‘sta cattiva idea, ma chi se ne importa. Mi sveglio dai sogni da commedia in costume e da pagine libertine, giusto in tempo per azzeccare la fermata dell’autobus notturno. Com’è possibile che i miei compagni di viaggio si siano tutti imboscati? Com’è possibile che già dormano? Mi sento come un turista sfigato. Ora sono da solo a fronteggiare una graziosa francesina alticcia che mi fa l’occhiolino e un tappezziere barese che mi da di gomito. Poco più in là, cabine su cabine, avvolte dal buio.

riminispiagge

Luca Di Ciaccio • 28 agosto 2006


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