Ludik

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Tempo di atterrare

Tempo di migrare, secondo le alate poesie di campagna. Tempo di atterrare, secondo le nostre prosaiche notti di città, ancora imperlate di sudore, ancora arrotolate su se stesse come sigari. Ci si rivede nelle solite strade, con l’abbronzatura deludente, un paio di nuovi pensieri rispolverati e qualche prospettiva a mezz’aria. Anche al ritorno dalle vacanze la vita è la stessa di sempre. Le cornici colorate sono ancora appoggiate sulla scrivania, accanto al televisore, in attesa di essere inchiodate al muro. Sul tavolo della cucina c’è una pila alta così di corrispondenza da sbrigare e bollette da pagare. La mattina in redazione respiro profondamente, cercando di non amareggiarmi e di non pavoneggiarmi.

Ogni tanto ricordo le gioie eccessive di poche settimane fa. Dopo aver visto Italia – Francia all’Olympiastadion di Berlino, come si può aver voglia di guardare Empoli – Catania? Voglio dire: sia Joe Di Maggio che Arthur Miller, finita con Marilyn Monroe, hanno staccato la spina del cuore, per così dire. Eppure la vita continua e il calcio pure. Aspettiamo i prossimi tornei non per quello che saranno ma per quello che ci mancheranno. Un campionato senza Juventus, senza Biscardi, senza illusioni.

Nelle serate più liquide si discute di quanto sia conveniente rifugiarsi nella città dove la storia non è un fardello. Ottavia, di passaggio a casa mia tra una vita e l’altra, mi parla del suo fastidio per i camerieri dalla gentilezza troppo latina, per quelli che si preoccupano vedendo una ragazza sola al tavolo di un bar. Perché sapere stare soli è importante. Riccardo, in mezzo al valzer dei saluti, mi racconta mi quanto siano stretti gli uffici e di quanto sia difficile la costruzione di un amore. “Sembra che tu voglia arrivare alla meta, senza fare il percorso” gli hanno detto in una mattina di sole. Perché sapere stare soli non basta. Sarà che l’alba, poi, è già passata da un pezzo, e non ho manco un orologio biologico che si svegli regolarmente, come nell’incipit dell’osannato romanzo di Veltroni. C’è chi scopre l’alba, ma vanno forte i tramonti.

Luca Di Ciaccio • 5 settembre 2006


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