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Ma il resto dell’anno Babbo Natale che mestiere fa?

Ognuno ha una scusa per fermarsi sotto l’albero. Quelli che devono partire ma il loro treno è in ritardo. Quelli che devono affrontare il freddo della città lì fuori, ma preferiscono starsene ancora un po’ al calduccio. L’albero della stazione accoglie tutti come una calamita. Non si sa bene come sia cominciata, quale mano abbia posato il primo foglietto, e poi un altro e un altro ancora, fino a che non è diventato tutto uno storno di foglietti bianchi, come tante colombe appollaiate su un abete gigantesco, che ora già cominciano a volare via e vanno a posarsi su altri alberi ancora, fuori dalla stazione. Foglietti strappati dai notes, scontrini scritti sul retro, pagine di diario, pezzi di carta da regalo.

Io ci passo sotto, carico di borse e di valigie e di files musicali nelle tasche e non ho nemmeno voglia di mugugnarci. Solo cinque minuti, lo spazio di un ritardo sul tabellone degli orari, il tempo che passa. “Caro Babbo Natale…”, cominciano tutte così le letterine. Poi c’è chi chiede un figlio e chi un permesso di soggiorno, chi un lavoro un po’ meno precario e chi un fidanzato bello come Costantino, chi rivuole il voto di preferenza e chi sogna di incontrare Vasco Rossi, chi si lamenta delle buche per le strade e chi vorrebbe infliggere castighi vari a Berlusconi. “Vorrei una rana. Vera però”. C’è un sacco di gente che cerca fidanzati e fidanzate, e altri che invece non vogliono lasciarsi mai più, pucci pucci e amori e lacrime, “vorrei che la gnappa fosse felice, firmato guappo”. Poi ci sono quelli che pensano in grande, e provano a chiedere un po’ di buone e giuste pulizie da questo mondo ingiusto. Portati via la guerra, il dolore, le malattie, i programmi di Costanzo e della De Filippi, il mal di denti.

Caro Babbo Natale, scrive una ragazza, portati via i contratti a progetto. Dal lato del negozio di scarpe, qualche giorno fa, ho visto un foglio bianco, ne aveva parlato anche un giornale, con una foto al centro, una foto digitale stampata che ritraeva un uomo e una donna non più giovanissimi che si abbracciano su una spiaggia e si baciano. “Amore, – c’era scritto – il nostro amore nascosto sarà benedetto da tutti alla stazione Termini”. Chissà per quale motivo un amore clandestino vuole festeggiare il Natale appeso in una dei crocevia più trafficati del mondo. Chissà se poi Babbo Natale, o chi per lui, troverà il tempo di occuparsene. Però non vorrei che pensaste che anche io sono uno di quelli che non ha di meglio da fare che scrivere a un ciccione inventato dai pubblicitari di una multinazionale di bibite gassate, uno la cui esistenza viene messa in discussione da qualsiasi essere umano superiore ai tre anni. Ho appena finito di leggere il bel libro di Nicola Lagioia dove lui spiega le vie tortuose che fa l’immaginario quando corre sottobraccio alla nostra voglia di credere in qualcosa, un giro che nel caso di Babbo Natale passa per santi cristiani di origine turca e ineccepibili gnomi scandinavi, e alla fine qualcosa ne ho capito. Tuttavia mi sembra ancora più ingiusto il fatto che tutti da bambini gli scrivano, e poi, appena scoprono che non esiste, lasciano perdere e passano a rivolgere le loro richieste alle autorità competenti, di solito dotate di portafoglio e patria potestà.

natale

Luca Di Ciaccio • 22 dicembre 2006


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