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Insieme a te non voto più

Non ero mai stato a un congresso di partito. E neanche a uno di un “ex partito”, in cerca di un “partito annunciato”. Lo so, è l’ultimo congresso dei Ds e della Margherita (e di tutto quello che si portano dietro, insomma). Lo so che si sta per creare un comune partito che si chiamerà Democratico. Democratico di che, si chiede qualcuno? Democratico e basta, gli rispondono. La più grande forza riformista del Paese, e che diamine. Qualcuno se ne va, “cari compagni, io mi fermo qui”. Qualcun’altro invece non vede l’ora, e giù con l’insistente dispiego di “svolte”, di “missioni”, di “orizzonti”. E allora sono stato a farmi un giro a Firenze, dove i Ds arrotolavano le ultime bandiere che nacquero rosse. Le luci che illuminano la scena sono già stinte in arancione, quasi giallo. La platea non canta l’Internazionale ma Rino Gaetano, Il cielo è sempre più blu. E poi Over The rainbow, oltre l’arcobaleno, dove se ci credi i sogni diventano realtà. E non basta più un solo colore, ci vogliono tutti. Si capisce, c’è da alleviare la fatica di essere entusiasti.

Sembra una cosa molto semplice e molto complicata allo stesso tempo questo Partito Democratico. Diviso tra menti che si sforzano di emozionarsi e cuori che provano a ragionare. Il profilo della casa che andiamo a costruire è ancora incerto – dice il segretario Fassino – ma “sarà una casa più grande e più bella di quella che lasciamo”. Ci si saluta così ora, “compagne e compagni”, non ce ne saranno d’ora in avanti molte altre occasioni. Ci si separa da pezzi di vita, da storie personali, con un gruppo dirigente che non smette mai di chiamarsi per nome, “caro Walter”, “l’ho detto a Fabio”, “grazie Massimo”. Percepisco la fine di qualcosa che evoca la storia, colgo l’inizio di qualcosa che suscita distrazione e un po’ di fatalismo. Mi viene in mente di un articolo che lessi anni fa sui militanti dei partiti. Sembra che tra i diessini vi sia il maggior numero di ex fumatori, praticamente l’immagine del pentimento, del piacere mancato, della tristezza che spesso accompagna il concetto di cosa giusta. Bisogna andare, si dice ora. Ma non è facile dire dove. Le scissioni fanno sgorgare qualche lacrima, e subito dopo le fusioni fanno alzare molte spalle. “La retorica dell’Oltre, oltre i partiti, oltre le tradizioni, oltre il socialismo, non dice nulla se non è chiaro dove si va” insiste Mussi. Tuttavia non si può che cercarlo questo oltre, a braccetto e un po’ in cagnesco, questo modo diverso di unire le forze per governare i tempi che cambiano. Fuori adesso c’è il sole di aprile. Sono in pochi a piangere. L’applauso più forte se lo prende Veltroni quando cita Mark Twain: “Tra vent’anni, non sarete delusi dalle cose che avrete fatto, ma da quelle che non avrete fatto”.

Luca Di Ciaccio • 22 aprile 2007


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