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Gaeta e un primo turno all’ultimo voto

E’ come col vento di fuori, che ora sembra soffiare in una direzione e ora in un’altra. Gaeta ha votato, si contano le schede. A metà pomeriggio Anthony l’Americano passeggia sulle scale del Municipio, punta gli occhi sulla prima telecamera che trova, “lo sentite questo vento oggi, è il vento del cambiamento”. Più o meno alla stessa ora Pasqualino il Freddo se ne sta appoggiato a una macchina davanti al comitato elettorale del centrosinistra, sul corso. In faccia ha una smorfia che non sa se tramutarsi in sorriso. “Posso solo aspettare, ormai ho rinunciato a seguire i dati, cambiano ogni due minuti”. Pacche di incoraggiamento sulle spalle. “Rientriamo dentro, che comincia a piovere”. Pioverà, e poi smetterà, e poi ripioverà ancora. E lo spoglio di queste strane elezioni comunali sembra non smettere mai.

Cinque anni fa il sole picchiava sulla piazza, nel giro di un’ora dalla chiusura dei seggi non c’erano storie: 60% per il centrodestra, Magliozzi sindaco al primo turno. L’avversario Di Ciaccio, con un sorriso sportivo, dichiarava l’affondamento del centrosinistra dopo otto anni di amministrazione. Il Capitano girava per la piazza stringendo mani sottobraccio all’onorevole. Pochi giornalisti della carta stampata prendevano appunti, l’ora dell’aperitivo tutto sommato non ne uscì granché turbata. Cinque anni dopo soffiano venti di bufera su Gaeta, fa pure un po’ freddo, Capitan Magliozzi non esce dalla sua sede, “bisogna vedere se la gente non è rimasta troppo traumatizzata dalla mia caduta a novembre, dall’arrivo del commissario, dalle malelingue” dice. Manda il fratello Damiano in avanscoperta, davanti al maxischermo dove scorrono i dati. In fondo anche Damiano è candidato: così quando lui, il fratello imprenditore, si infilerà alle riunioni dell’altro, il fratello sindaco, nessuno potrà avere nulla da obiettare. Dal primo pomeriggio il centro cittadino si affolla di passanti, cronisti, telecamere più o meno dilettanti. Nei bar le tv sono accese sulla telestreet paesana Tmo. Sotto la galleria si tira tardi con una specie di talk show elettorale all’aperto, organizzato da un sito internet. In Rete i numeri si susseguono come schegge impazzite. “Mai vista un’elezione così” commenta Sandra Cervone, giornalista del Messaggero e veterana delle cronache locali. Comincia a calare la sera e nessuno ancora si azzarda a dire come andrà a finire.

Le guerra delle cifre comincia alle sedici. Tmo diffonde i primi numeri: Magliozzi primo ma con voti dimezzati rispetto a cinque anni fa, Raimondi secondo, Magliuzzi terzo ma di un’incollatura. L’affluenza è al 75%, stesse percentuali delle scorse amministrative. Erasmo Lombardi, che con le sue telecronache su Tmo aveva fatto riappassionare mezza città al tifo da stadio, prima dell’arrivo dei Magliozzi brothers col pulmino della Polisportiva a fare propaganda per la Cdl, sperava in analoghe fiammate ai seggi: “Devo ammettere che sono deluso dai dati stabili dell’affluenza, nonostante anche con Tmo abbiamo reso i cittadini più consapevoli della vita politica”. In effetti, l’attenzione mediatica di queste elezioni, per una ridente cittadina sul mare di ventimila anime, manco fosse un capoluogo, è insolitamente alta. Con immancabili e reciproche accuse di faziosità e conflitto di interessi. Ma intanto cifre e cartuccelle rimbalzano da un media all’altro. Nella diretta di Tmo Damiano Ciano riceve telefonate e sms da ogni dove e compila una specie di grande tombolone dei voti con i numeri tutte e venti le sezioni. Alle cinque Magliuzzi passa in vantaggio, alle sette Raimondi lo riacciuffa. Il cosiddetto voto disgiunto complica le cose: l’ex sindaco Magliozzi prende un migliaio di voti in meno rispetto alle sue liste di centrodestra. Raimondi, all’opposto, incassa duemila preferenze in più dei candidati nelle sue due liste civiche. Un flusso in arrivo soprattutto dal centrodestra, dai delusi di Magliozzi che invece il centrosinistra di Magliuzzi si è rivelato incapace di attrarre, forse perché troppo simile nelle facce a quel centrosinistra da cui gli stessi delusi di oggi fuggirono cinque anni fa. A un certo punto Magliozzi sfiora il colpaccio: le sue liste si avvicinano al 50% dei voti, soglia oltre la quale, pur andando al ballottaggio, i seggi del consiglio verrebbero assegnati col metodo proporzionale, garantendo così alla Cdl un’ipoteca di maggioranza sul governo della città. Alcuni ghignano: “Ecco dove porta la propaganda del voto disgiunto”. Alle otto di sera, circondato da telecamere e microfoni, Leandro La Croix, ex forzista e candidato sindaco degli Autonomi di centro, sventola fogli in arrivo dai seggi e svela qualche altarino. “Guardate qui, leggete, ecco cosa riportano i verbali”. E giù un elenco di voti disgiunti tra candidati consiglieri di Forza Italia e candidato sindaco Raimondi. “Dunque – sentenzia – il Capitano è stato tradito una seconda volta”.

Voti liquidi, voti imprendibili, voti che sgusciano come anguille nelle crisi della politica, voti che in una sera gaetana sciolgono certezze come lacrime nella pioggia. Come la pioggia che riprende copiosa a cadere su Gaeta, sulla “città laboratorio politico” come la descrivono i corrispondenti locali in attesa di in risultato, di un titolo definitivo che non arriva mai. “Per il passaggio al secondo turno tra Raimondi e Magliuzzi lo scarto è risicatissimo, non possiamo fare previsioni” annuncia sugli schermi di Tmo Damiano Ciano con le sue occhiaie, “e siamo pure a sei ore di diretta, la stanchezza si fa sentire, meno male che è arrivata qualche pizza”.

Il sindaco di Formia viene a farsi una passeggiata al municipio del paese vicino e un po’ rivale. Pensa alle sue elezioni tra un anno e gli corre un brivido sulla schiena: “Certi dati fanno riflettere”. Passa lo stimato commissario prefettizio Frattasi, s’è fatto tardi e se ne torna a Roma, “è andato tutto bene, no?”, certo commissario, “in bocca al lupo a tutti allora”. Quelli che restano sono meno calmi. Davanti alla sede di Magliuzzi si sente dire: “Ma i nostri uomini che cazzo hanno fatto?”. E più in là un candidato di An: “Come voti a sindaco sta succedendo un macello”. Ma chi le vince, allora, queste elezioni? Nelle sezione 4 pare che si siano presi a botte, sono intervenuti i carabinieri. Nella 13 hanno ricontato le schede e il numero dei votanti non corrisponde. Nella 19 pare che gli scrutatori volessero ammutinare la presidente di seggio. “Per favore, scandisci bene i numeri che sennò è un casino” implora Damiano Ciano a quelli che gli telefonano dai seggi. A un certo punto chiede aggiornamenti pure la moglie di Erasmo Lombardi, in diretta tv: “Scusate, dov’è mio marito?”. Alle dieci e mezza di sera mancano poche sezioni, Raimondi è in testa su Magliuzzi, la forbice si allarga, quelli del centrodestra si godono lo spettacolo ai tavolini del bar in galleria, e sotto sotto tifano Magliuzzi. Più facile da battere? Meno indomabile? “Perlomeno non si pitta gli occhi come Braveheart” suggerisce qualcuno, con malizioso riferimento alla performance di Raimondi di venerdì sera sul palco dell’ultimo comizio.

“Mi porto il televisore sotto le coperte” scrive una telespettatrice a Tmo, esausta ma contenta. Alle undici e mezza di sera, la nebbia dei decimi di percentuale, si dipana. In tv e in piazza scatta contemporaneo l’annuncio: “Raimondi al ballottaggio contro Magliozzi”. Applausi. Liberatori, anche. Qualche auto strombazza il clacson sul corso. Magliozzi 37%, Raimondi 28,2%, Magliuzzi 26,9%. Per Magliuzzi e per tutta l’Unione una sconfitta bruciante, duecento voti di differenza. Ma ora si apre la partita del ballottaggio. Qualcuno sente D’Amante, l’ex sindaco diessino, scuro in volto, dire che “ora bisognerà vedere chi appoggeremo”. Le vecchie volpi si rimettono a far di conto. Passata mezzanotte, il Capitano Magliozzi si fa finalmente vedere in piazza, “che fatica è stata conoscere questo sfidante”. Gongola, offre da bere, sorvola sul calo vertiginoso delle sue preferenze, “e adesso che dite, mo’ pure il mio amico Di Maggio mi vota, ai diesse gli toccherà allearsi con me?”, risate dei presenti. Sotto il Municipio Raimondi si prende gli applausi, e un’altra inquadratura, prima di spegnere la tv: “Ve l’ho detto io che questo era il vento del cambiamento”.

Luca Di Ciaccio • 29 maggio 2007


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