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Per amor di civica

E’ vero che di questi tempi è solo mostrandosi straniero alla politica che si può scalare la politica. Ed è vero che tra la destra e la sinistra così come la fantomatica Seconda Repubblica ce le ha fatte conoscere si sta aprendo uno spazio sempre più ampio, una specie di canale dove tutto l’ingorgo italiano va a defluire, un’area che non si identifica con la categoria del “centro” ma semmai con quella del “dopo”. E dopo la destra, e dopo la sinistra, che si fa? Magari una bella lista civica.

A Gaeta pochi mesi fa funzionò: unico Comune in Italia sopra i quindicimila abitanti dove attualmente una civica estranea ai partiti (di più, non essere iscritto a partiti era uno dei requisti per farne parte) ha vinto le elezioni, battendo destra e sinistra, con grande entusiasmo. Cerrto, bisognerà vedere se e come funzionerà d’ora in poi, a governare. Intanto c’è Beppe Grillo il quale si è messo pure in testa di assegnare i bollini di qualità per le sue civiche, cosicché anche il vaffanculo popolare possa diventare lista elettorale.

Si può fare. Però ispirerei ad alcuni buoni consigli. In fondo mai come oggi bisogna dare una speranza alla gente, dire di essere nuovi, diversi da tutti gli altri. Essere come un gratta e vinci prima di essere grattato. Pieni di aspettative. Soprattutto lo dovranno grattare il più tardi possibile. Condurre campagne aggressive, fare leva sull’insoddisfazione generale, coniare slogan semplici. Se serve dire tutto e il contrario di tutto, e quando le cose non si conoscono basterà dire: “faremo decidere ai cittadini!” Aprire un blog o una piccola tv, sempre in stile un po’ corsaro. Selezionare collaboratori giovani e motivati, qualcuno in cerca di sistemazione. Stupire tutti, elettori ed avversari. Aiutare il popolo a sentirsi vittima di una tiranni, che pure esso stesso ha finora allegramente votato e foraggiato. Mettere dei soprannomi agli avversari, senza scrupoli. Essere gli uomini della svolta e non farlo dimenticare mai. “Basta con la vecchia politica, basta con il vecchio clientelismo. Io sono il nuovo, io sono il nuovo, io sono il nuovo, io sono il…”. Sentirsi dire “vai avanti che noi ti seguiremo”. Bravi, seguitemi.

Bisognerà curare le alleanze. Tenere conto che anche gli sconfitti hanno famiglia, soprattutto quelli che arriveranno in appoggio dopo che la loro barca sarà affondata. Ravvedersi è una speciale abilità nazionale, quasi quanto la supercazzola. A quelli che criticheranno si risponderà che non sono queste le cose importanti, che non avete capito niente, che “siamo cittadini impegnati, gente onesta, e sta per cominciare una rivoluzione decisiva” e bla bla bla. Se insisteranno saranno additati come venduti del vecchio sistema, qualunquisti pieni di odio, ottenebrati dal Valium (risate). Glielo si farà dire anche sui blog, sui siti, sulle tv libere. Si andranno a spulciare le parentele, i tratti somatici, le colpe dei padri, i nei antiestetici. Mi credete già, non è vero? E tuttavia chissà.

Forse qualcuno, con la sua brava lista nel suo bravo Comune, intanto sarà costretto a stendere progetti, a trovare modi e forme adatte, a sporcarsi anche le mani, a entrare nel gioco. A capire magari (se ne è accorto pure Prodi) che la società non è poi tanto meglio della classe politica che la rappresenta. A scoprire casomai che il famoso nuovo che avanza spesso rischia di rivelarsi più vecchio del vecchio. D’altronde non sta scritto da nessuna parte che la politica, specie a livello amministrativo, sia appalto delle strette maglie dei partiti, sempre più strette perchè qualcuno dall’esterno, con un po’ di buona volontà, riesca a infilarcisi dentro. In molti credono di fare antipolitica ma non si rendono conto che l’antipolitica non esiste. E’ solo un vecchio, collaudato e retorico espediente per fare politica. Per muovere la polis, no? Mentre la politica che si crede quella vera ancora non capisce la verità dolorosa e finale: cioè di essere diventata essa stessa l’antipolitica. Qualche civico non farebbe male. Mentre la polis freme.

Luca Di Ciaccio • 19 settembre 2007


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