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Don Antonio, il Comunista e il Crocifisso parlante

Peppone e Don Camillo, al confronto, erano dei dilettanti. Certo, lo scontro tra nuovi laici e nuovi clericali che impazza nella crisi italiana al giorno d’oggi può fregiarsi di mezzi e tecnologie che cinquant’anni fa nemmeno ci si sognava. I blog e i forum su internet, per esempio. Non c’è più il Pci, non c’è più la Dc, e anche i preti non sono più quelli di una volta (sicché proprio internet con le sue chat aumenta a dismisura le tentazioni del peccato pure per taluni ministri del culto, come rivelato da certe recenti inchieste tv). Poi ci sono le nuove questioni sociali in ballo: dai Pacs all’eutanasia fino alla clonazione, ma volete mettere il gusto di passare notti insonni e pause pranzo ad azzannarsi sulle solite scampanate parrocchiali che la domenica mattina non fanno dormire o sulle intramontabili processioni che bloccano il traffico del quartiere ogni settimana che Dio (manco a dirlo) manda in terra, e insomma ‘sti preti, e insomma ‘sti comunisti, sempre i soliti voi, no siete voi che non cambiate mai.

A Formia, giù nel meridione nel Lazio, il dibattito ha assunto risvolti eterodossi e pieghe esilaranti, più da commedia che da concilio. Su Telefree.it, affollato raccoglitore telematico di notizie, cronache e umori della zona, a scatenare l’ultima polemica è stata la notizia dell’arrivo in città, con tutti gli onori, del “crocifisso di San Damiano”, preziosa reliquia “cara ai devoti di San Francesco”, nel quartiere di Gianola, e precisamente nel piazzale dell’ex Seven Up, vecchia sede di una discoteca anni 70 dalla fama un po’ licenziosa.

A postare la news dell’evento è un utente dal nickname DinDon (un sacerdote? un chierichetto? un sacrestano?). A scatenare la bagarre è l’utente DelioFantasia, nick e nome reale di un agguerrito consigliere comunale di Rifondazione Comunista (già mezzo scomunicato per aver osato far approvare pochi mesi orsono un registro delle unioni civili, etichettato dall’opposizione di destra come primo passo verso una Sodoma e Gomorra del sudpontino, hanno detto proprio così). E così scrive Delio, commentando la news: non dite che la città accoglie il crocifisso, semmai lo accoglie “un gruppo circoscritto di persone, essendo anche io di Formia e non attendendo alcun crocefisso”. E giù una pioggia di centinaia di commenti, dai più disparati nickname. Uno squarcio di un Paese ancora diviso tra chiese e botteghe.

Xmas: “Mi sa tanto che il circoscritto sei tu”. Pino65, consigliere di circoscrizione, invita anche Delio a partecipare: “Sai nella vita non si sa mai, avere un prete per amico”. DinDon, porgendo l’altra guancia: “Anche se tu non aspetti nessun Crocifisso, Lui viene in maniera inaspettata, che nemmeno te ne accorgi”. Malatempora, saggia mediatrice: “E’ così difficile evitare le offese e cercare di capire le ragioni dell’altro?”. Delio ribatte: “Non ho offeso nessuno, chi cerca di imporre crocefissi e corbellerie simili deve sapere di agire contro la maggioranza dei cittadini”. DinDon rilancia: “Grazie della sua collaborazione, Delio… in fondo ci voleva il bacio di Giuda per salvare il mondo attraverso la Croce. E anche se Lei non condivide arriverà a Formia un bel Crocifisso e poi anche la bella Madonna di Fatima”. CapitanHarlock: “Sei senza partito, senza poltrona, senza Dio”. Diavoloaquattro, immedesimato nella parte: “Vorrei vedere se tutti voi andate in chiesa, e rispettate le leggi di Dio, non credo proprio che rispettate il mio avversario Dio”. DinDon, categorico: “Qui si tratta di capire se ognuno di noi sta dalla parte della verità o della menzogna”. Hai detto niente. Uranio: “Secondo me Don Camillo e Peppone si schiatterebbero di risate”. CapitanHarlock: “Basta con ‘sta politica infilata ovunque!” (e ti pareva: la casta! la casta!). Tavolacalda, il quale giusto pochi giorni fa aveva commentato la nomina del nuovo arcivescovo sussurrando che girano “boccacceschi pettegolezzi” attorno a sua eminenza, ora si stupisce: “Cacchio, ma davvero chi vuol professare la propria fede, deve farlo solo per apparire?”. Ulisse50 annuncia che non potrà venire, è già impegnato in “corsette amatoriali tra nudisti in Cornovaglia”. Marinta gli risponde che alla periferia di Formia c’è una cosa più importante: “Ti rendi conto, la vita eterna! Pensaci… non senti i brividi sulla tua pelle?”.

Delio torna all’attacco: “Azz, questa mi era sfuggita. Che è sta storia della processione? Per caso si tratta dell’ennesimo blocco stradale?”. Pasquino3: “La Chiesa è tracotante? Perché forse suona le campane secondo l’orario stabilito? Perché organizza una festa animando un lungomare?”. DinDon ci riprova a portare il Verbo: “Capito Deliooooo? Il parroco di Gianola ti aspetta”. Ma Delio mica è come il subcomandante Bertinotti, lui non lascia speranze: “Neanche se mi fanno una pera di eroina al cervello”. DinDon, a buon intenditor: “Dovremo essere illuminati dal Crocifisso per le prossime amministrative a Formia per votare chi piace a Gesù Cristo”. DonAntonio, ecco pure lui: “Finalmente sono riuscito ad iscrivermi anche io”. Amen. Certi preti ne sanno una più del diavolo. Ulisse50, a proposito del crocifisso che avrebbe interloquito con San Francesco: “Non è l’unico caso nella letteratura italiana in cui un pezzo di legno parla”. Lince puntualizza: “Se è per questo parlava anche Pinocchio”. Si mettono in mezzo pure i santi guerrieri e i politici bigotti, ma tocca ammettere che con nessuno di loro ci si vorrebbe ritrovare in paradiso (o altrove). Graziano1 sottolinea: “Il crocifisso anche per i non credenti è un’opera d’arte importantissima! Non un dipinto qualsiasi, ma un dipinto su tavola di scuola umbra di una bellezza unica”. Ancora Ulisse50 vede le foto dell’evento e si indigna: “No queste foto no. Non posso crederci! Ma chi sono questi buzzurri irrispettosi, vestiti come se andassero a Roma – Lazio, e ostentato il sacro legno come fosse il frutto di una battuta di caccia grossa!”. Che mancanza di stile, ma insomma il papa tedesco non ha insegnato nulla?

Verso il centocinquantesimo commento, arriva il colpo di scena: il Crocifisso non è l’opera originale medioevale, bensì una “copia itinerante”. Delio, gongolante: “Tutto sto bordello per una copia di una croce? Ma veramente stiamo facendo? Ahahahah”. Attinove, rimette le cose al loro posto: “Caro Delio, cosa ci vuoi fare anche te sei una copia di quello che è un vero comunista, o sbaglio?”. DinDon si difende: ma si capiva che non era l’originale, era scontato, no? Non pare. Graziano1: “Mah… in fondo è coerente con le campane finte e l’organo elettronico. A quando i calici di plastica?”. Ulisse50 ammonisce i devoti: “Chi dice bugie va all’inferno, e gradirei avere buona compagnia, possibilmente”. DinDon sottilizza come il più scafato dei gesuiti: “Comunque la copia è un’originale di per sè”. La telenovela continua. L’altra sera è pure caduto un fulmine a venti metri dalla sede di Telefree, squassando la vicina linea ferroviaria. Un chiaro messaggio divino, insinua qualcuno. Intanto forse Delio si porterà un palmare in giunta e Don Antonio un wireless nel confessionale. Guareschi magari da lassù se la riderà. E con tutto questo vociare se il crocifisso riparlasse sarà difficile che qualcuno lo senta.

formia

Luca Di Ciaccio • 8 ottobre 2007


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