Ludik

un blog

Non ci sono santi

In verità non ci sono santi. Mi convinco di non aver bisogno né di eroi né di passioni, come la maggior parte del mondo di oggi, ma poi mi sorprendo a desiderarli ardentemente mentre cammino per le strade vuote del quartiere. Dove sono finiti tutti? A festeggiare i santi? A commemorare i morti? A consolare almeno qualche vivo? Nella sera consacrata – forse dalla notte dei tempi, perfino prima dei preti, perfino prima dei capitalisti – a festeggiare i morti viventi, tutto sembra tagliato in un morbido velluto nero, dorato, arancione. Nei locali da ballo il chiasso cresce in maniera esponenziale. Ragazzi semivestiti con la faccia truccata attendono in fila. Altri hanno lo sguardo di chi vorrebbe trovare solo sesso nelle tenebre, senza nemmeno guardarsi in faccia, che in fondo è un bel modo per morire piano piano. Una strega violacea e uno zombi sbiancato si scambiano informazioni sul prossimo concorso alle Poste o al ministero. Alcuni giornali vogliono convincerci con accurate inchieste che i vampiri non esistono, ma lo sanno tutti benissimo che c’è qualcuno che va in giro un po’ pallido, di notte, in cerca di sangue.

Ricordo che nelle vecchia tradizione nordeuropea i bambini, che ancora non percepiscono la sensazione della morte, travestiti da fantasmi e vampiri, bussano a tredici porte gridando con tono minaccioso “dolcetto o scherzetto”. Ma perché – leggo in una dotta spiegazione – bussare tredici porte se le case del cielo che presiedono il ritmo della natura sono dodici come i mesi dell’anno? Perché la tredicesima porta, come scriveva Jean Bodin in un trattato sulla “Demonomania” del 1580, è quella che annuncia: “il crollo imminente dell’ordine, con mutamenti del ciclo delle stagioni, morie di bestiame, carestie imminenti, piogge di sangue e di pietre”. Del resto, se io devo morire perché non anche il mondo? Se tutto è vano che almeno si faccia festa. Chissà se, a occhio, i tempi sono maturi per la tredicesima porta. Un gusto che è piacevole assaporare nelle sere tardomoderne. Avrei bisogno di un racconto dell’orrore, popolato di fantasmi di ogni risma, qualcosa scritto da Kafka in una notte insonne dietro le finestre praghesi verso cui ora mi sto dirigendo.

Luca Di Ciaccio • 1 novembre 2007


Previous Post

Next Post