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Union Station

Oggi pomeriggio sono salito sulla vecchia elevated, che fa un rumore pazzesco mentre taglia strade e grattacieli a dieci metri d’altezza, e forse tutto il fascino che ne impedisce la demolizione sta in quel suo essere a metà tra la rivoluzione industriale dell’Ottocento e un luna park degli anni Settanta. Alla fine di un lungo giro in tondo sono arrivato alla Union Station di Chicago.

Così, mi sono fermato ad osservare con attenzione e reverenza la scalinata degli “Intoccabili”, quella della famosa scena della sparatoria e della carrozzina, quella dove Brian De Palma, Kevin Costner e Andy Garcia citavano “La Corazzata Potemkin” in un modo diciamo differente e tuttavia altrettanto efficace di quanto fece la mitica saga del ragionier Fantozzi. D’altronde non capita tutti i giorni di trovarsi sul set della scena più famosa di un film molto famoso. L’ho ripresa in lungo e in largo, convincendomi una volta di più, di fronte a quei trenta scalini consumati e gibbosi, che una buona ottica è davvero in grado di fare miracoli.

Proprio a fianco della scalinata, appena scendi sulla sinistra, hanno aperto una sala di videogame. Il mio coinquilino cinefilo Antonio commenta che Al Capone questo non lo avrebbe mai permesso. Comunque Union Station non ha solo la Main Hall e la scalinata di De Palma. Ha quest’aria solidamente retro che dà l’idea che i treni non possano che partire e arrivare in orario, e i nastri trasportatori per il ritiro dei bagagli grandi quanto quelli degli aeroporti, e un bar con le luci colorate al neon e le sedie di legno che promette cucina fatta in casa e tv color con le partite di tutti gli States e gelida aria condizionata, e decine di tavoli inspiegabilmente vuoti nell’atrio, e uomini e donne che osservano l’orologio e aspettano sulle panche con facce davvero da film.

chicagousa 2008

Luca Di Ciaccio • 2 dicembre 2008


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