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L’albero di Rockefeller

La folla viene fatta girare in tondo, isolato dopo isolato, da un esercito di poliziotti addetti a controllare che nulla turbi la solenne cerimonia. Le luci di New York sono tutte accese, nonostante la crisi, nonostante la notte e i suoi gufi. Il Rockefeller Center col suo albero enorme e i suoi pattinatori è inaccessibile, dalla quinta strada si intravedono solo bagliori e applausi. E’ elaborata cerimonia di due ore, teletrasmessa in diretta sull’intero territorio nazionale, quella che dopo concerti e balletti finisce con l’accensione delle trentamila lucine. Mentre la piazza si trasforma in una grande pista di pattinaggio, per bambini, coppie, ragazzi, esibizionisti in tutine attillate, tutto il popolo della Grande Mela. Forse, quando d’inverno scende la neve, anche Snoopy scende a pattinare laggiù. E poi con quel nome, Rockefeller, quasi un poster del capitalismo americano, o almeno delle sue glorie forse ormai passate. Lo diceva spesso mio nonno, per dire: non sono mica Rockefeller.

Appoggiati alla transenna di fianco a me, lontani dalle luci, un uomo e una ragazza, padre e figlia, appena sputati dalla subway nel caos luminoso di downtown. Gli dico che si faceva prima a vederlo sulla Nbc, dal divano di casa, questo alberone. Però siamo qui, l’atmosfera, la gente da incontrare, vuoi mettere, mi rispondono. E poi noi siamo venuti qui apposta dal Bronx, conosci? L’unico quartiere di New York che ha l’articolo davanti, The Bronx. Si avvicina intanto il conto alla rovescia, giù in fondo alla strada. Beyonce canta una disinvolta versione pop dell’Ave Maria di Schubert. Svettano i ventidue metri di abete norvegese che, meglio di così, han chiamato Miracle, un po’ perché è quello che ci vuole in quest’inverno di crisi e un po’ per certificare l’avvento del messia Obama. Si sentono canzoni natalizie in ogni dove, quasi senza ritegno. Se Natale deve essere allora tanto vale darci dentro, e qui dunque pare di stare davvero nel capoluogo planetario della festa. Il sindaco Bloomberg anche quest’anno non ha risparmiato per la festa, oltre duecentocinquantamila dollari, malgrado una certa malinconia vesta gli addobbi da Times Square a Mulberry Street. Tanto per i regali tutti nei negozi cheap di Chinatown, con buona pace del debito. Ma ecco che il conto alla rovescia è quasi arrivato al momento fatidico. Tutta la folla lo scandisce all’unisono. Finalmente i poliziotti aprono le ultime transenne. Le luci dell’albero mi appaiono come un’aura che si spande dai palazzi.

natalenew yorkusa 2008

Luca Di Ciaccio • 4 dicembre 2008


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