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Gli angeli perduti

Scrive Rick Moody nel suo racconto “La più lucente corona di angeli in cielo”: “Così, alla lunga, capisci che la gente che ti circonda, a New York, è come se fosse altrettanta materia oscura. Non sai chi sono, né li conoscerai mai, ma ti seguono come un’ombra. I vostri movimenti sono legati da fili invisibili. In questa città hanno prodotto uno stock completo di esseri umani, dopodiché hanno preso gli stampi e li hanno usati tutti altre due, tre, magari quattro volte, per risparmiare, e se sei fortunato il tuo doppione non lo incontri mai. Se sei fortunato”.

Ma quella era la New York degli anni Ottanta, a quanto pare, una città durata il tempo di uno spreco, che non esisteva più. Adesso a Times Square non vedi più quella sporcizia fisica e morale. Adesso passeggiando per l’East Village vedi che nulla è rimasto di quella disperazione angelica, di quel furore autolesionista. Nessuna bruttezza vedevo, e dunque nessuna bellezza. Seduto su una panchina di Tompkins Square Park, la piazza che era stata il regno dei tossici e dei senzatetto – “l’amore era come guardare i disordini di Tompkins Square alla televisione” – ricordo di aver visto solo intellettuali con occhiali dalla montatura spessa, bambini che si rincorrevano contenti, guardie giurate, addetti alla pulizia. Poi, avventurandomi nella città che non dorme mai, passando in rassegna i palazzi ridipinti, le lunghe avenues di lettere e numeri, progressivamente anche a me è sembrato di assistere al disfacimento. Lento, sottile, infine inesorabile. Le finestre aperte da cui escono suoni striduli. Le scritte spray. Le insegne squallide. Gli sguardi: per la prima volta senza essere caldi e accoglienti e globali, ma ostili, terrorizzanti e locali. E poi può capitare di vederli. Il ragazzo e la ragazza, i due angeli che si baciano a un angolo della strada. Lei bionda e magra con le braccia graffiate. Lui emaciato come il cantante suicida di una rock band sul tavolo dell’obitorio. Sotto il sole colpevole. Sopra le nostre zone oscure. Qualcosa di caldo, e al tempo stesso di freddo. La città, la vita, non è altro che “un lento corrompersi”. Penso che non ci sia nulla che ci separi dagli angeli, o dai diavoli. Nulla a parte il caso.

new york

Luca Di Ciaccio • 14 marzo 2009


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