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C’era una volta Tmo

Bastò un trasmettitore, un’antenna, un mixer, un monitor, e il segnale partì. Era la notte della vigilia di Natale del 2001 e assieme a Gesù Bambino nasceva Tmo e le telestreet. Tv di strada le chiamarono, un po’ perché bastava poco per farle e un po’ per il loro ruolo di “altoparlante” delle esigenze del quartiere.  Già, del quartiere, perché il raggio d’azione delle telestreet in genere non andava oltre il primo incrocio stradale; dipende da come posizioni l’antenna, dalla frequenza scelta, e dalla potenza dell’amplificatore. Tmo, ovvero Tele Monte Orlando, fece tutto per bene tanto da riuscire a coprire quasi tutta la città.  Otto anni di riprese, otto anni di storie.  Consigli comunali, processioni, partite di calcio, dirette, eventi culturali. Otto anni “on the border”, in equilibrio su quella linea sottile che separa la legalità dall’illegalità, o meglio quelli che una concessione ce l’hanno da quelli che non ce l’hanno. In quel cono d’ombra tra una frequenza e l’altra, come un impervio sentiero di montagna buono per il contrabbando, le telestreet hanno trovato il terreno fertile per mettere su casa, Tmo è tra queste.

Ormai è un anno che Tele Monte Orlando – la telestreet gaetana cui qui si era particolarmente affezionati – non trasmette più, oscurata da un brutta storia di frequenze rubate, litigi tra antennisti, attacchi politici. Qualche mese fa vinsero una causa in tribunale, su YouTube circola un video-appello degli orlandones, su Facebook una pagina dove si vocifera di un ritorno sul digitale terrestre, in consorzio con altre emittenti locali. Forse la Tmo del paesone gaetano era già da un pezzo rimasta indietro rispetto al turbinio tecnologico attuale, con la sue vecchie antenne, rispetto a youtube e ai personal media. Però me la ricordo bene Tmo, quella degli inizi, dei tempi d’oro, col mitico brigante Antonio Ciano non ancora assessore, i miei vecchi tempi da telestreettaro impunito. Chi di noi avrebbe pensato di comparire sul piccolo schermo mentre cammina con le dita nel naso o metre si ingozza di tiella alla sagra di paese? Prima di ispirare film e tesi di laurea, espresse un bisogno forte di rompere gli schemi, di girare con una telecamera per strada e dire a tutti: “Ehi cosa credi, anche tu sei così importante da finire in televisione!”. Poi il gioco si fece duro: a Tmo imputarono (e fecero pagare) pure successi della squadra di calcio e vittorie elettorali in Municipio. Loro pure si lasciarono andare a errori e vizi di presunzione non da poco. Ma giocare centravanti non è facile, specialmente quando si diventa la star di paese.

Diciamo la verità, le cose cambiarono dopo che Tmo si buttò in politica. Il suo fondatore si candidò alle comunali, un suo parente si candidò sindaco, altri due parenti candidati consiglieri, e tutti dalla stessa parte. Vinsero. Nessuno può mai dire se Tmo sarebbe cambiata a prescindere dal risultato elettorale. Certo è che quella che era la telestreet di tutti i gaetani finì per diventare la telestreet di una parte sola. Divenne in pratica il megafono della maggioranza di governo e anzi più si proclamava neutrale più appariva smaccata (e forse non poteva essere altrimenti) la tendenza a portare acqua solo a un determinato mulino.  Curiose alcune interviste ad esponenti dell’opposizione in cui capitava che il conduttore non si limitasse a fare le domande ma controbatteva, spesso con vigore, le risposte altrui. Insomma si comportava allo stesso tempo da intervistatore e controparte dell’ospite in studio. Una specie di faccia a faccia televisivo in cui il conduttore interpreta due ruoli (intervistatore e rappresentante della maggioranza) anziché uno.  Le processioni naturalmente le trasmetteva lo stesso, così pure gli eventi sportivi e quelli culturali ma a volere affermare che era quella la Tmo che la città voleva ebbene ci sarebbero state delle difficoltà. Chi ha le televisioni non dovrebbe scendere in politica e chi scende in politica non dovrebbe avere televisioni, piccole o grandi che siano; ma questa è un’altra storia.

Per lungo tempo mi sono occupato di fare ma anche di recensire quella che era la tv di strada gaetana, con i miei “tmo watch”. C’era di tutto, su una frequenza di straforo: il premio letterario, il bar dello sport, il bagnino Patatè, il candidato al mercato, le messe e le processioni, le partite di calcio, il rotocalco, il meteo, i dibattiti sull’embrione, le recite scolastiche, le ricette del polipetto, i ristoranti ciociari, il concerto di Al Bano, le lezioni di storia borbonica, la vendemmia, le veline de noantri, il senso del reality. Ancora mi diverto a rileggerli.

Luca Di Ciaccio • 3 aprile 2009


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