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Ornella Muti e il Pride

Comunque ieri sera, mentre il Gay Pride romano defluiva coi suoi carri e le sue creature festanti, compresi certi ragazzoni con indosso maglietta “My Name Is Noemi” e certe vistose trans con tacco dodici, tutti stavamo a salutarci nei pressi del palco allestito sul fondo di piazza Navona, appena pochi metri davanti alla celebre fontana del Bernini ora in via di restauro. La stessa fontana – sia detto per inciso – dove in un tumultuoso pomeriggio di inizio anni Novanta finì carponi nell’acqua Cicciolina in persona, nel corso dei dionisiaci festeggiamenti per la sua campagna elettorale che la portò in Parlamento grazie ai Radicali, con centinaia di “cicciolini” descamisados che la presero in trionfo, le morsero il sedere, appunto fino a farla finire dentro la fontana di piazza Navona, la quale fontana alla fine ne uscì malconcia, con un putto di marmo senza un piede, sgretolato dalla folla. Per il Pride del 2009 c’è voluto mica poco per ottenere quella piazza, dato che fino pochi giorni prima della manifestazione non era ancora stato indicato ufficialmente dalla Questura da dove si sarebbe partiti e dove si sarebbe arrivati. Ebbene, proprio in quei momenti, tra un passetto sul ritmo di Madonna e una foto con emblematica maglietta newyorkese “I’m not gay (but my boyfriend is”), dal palco sopraelevato hanno annunciato la madrina ufficiale del Gay Pride di Roma del 2009, e con nostra grande sorpresa è apparsa lei: Ornella Muti. E’ stata una specie di visione metafisica. Difatti Ornella Muti non rappresenta solo un sicuro mito erotico nazionale, del passato e forse ancora del presente.

Ornella Muti ha portato al Pride il suo sguardo velato e insieme torbido, tipico di certe ragazze dei quartieri bene di Roma Nord, “made in Parioli” o “made in Fleming” o “made in Camilluccia”, zone borghesi della Capitale, ragazze che sanno offrire calde suggestioni ai loro coetanei (tuttavia eterosessuali) che mai potranno neppure ambire al premio di un corpo inarrivabile. Lo scrittore Fulvio Abbate nel suo libro su Roma ha offerto immagini significative sulla Muti. La si può immaginare mentre, capelli al vento e minigonna, percorre via della Camilluccia in motorino, d’estate come d’inverno, come manifestazione vivente di un’eterna primavera, carnale e metafisica. La si può immaginare in tempi di contestazione giovanile, con addosso uno dei suoi ponchos peruviani, incrociarla in un qualche negozietto alternativo del centro, tra barrette di incenso, astucci all’uncinetto, poster di Freud a forma di donna nuda. La si può immaginare, dove molti fans in anni recenti dicono di averla avvistata, nei grandi magazzini Ikea, mentre riflette sull’acquisto di una mensola in legno laccato bianco. Una volta Adriano Sofri, in un suo viaggio nella martoriata Cecenia, raccontò che un uomo ci rimase molto male quando seppe che il milanese Adriano Celentano e la romana Ornella Muti erano sposati solo al cinema. Ora con la sua partecipazione al Pride Ornella Muti segna un decisivo punto. Difatti, come da descrizione di Abbate, ella ha sempre brillato soprattutto per una forma di sublime qualunquismo, giacché non risultano infatti sue dichiarazioni di segno progressista in nessuna circostanza, vivendo insomma “nell’autosufficienza borghese e privata, e sicuramente domestica, della propria immagine, dei propri figli e nipoti dai nomi così fantastici da fare addirittura invidia, nomi innarrivabili di tipo lisergico, e poi il buddismo, mani, piedi e occhi verdi”.

Oppure trattasi di puro e semplice segno dei tempi, come l’episodio raccontato dal giornalista Claudio Rossi Marcelli sul suo blog, con una tettona rappresentante di lista di Forza Italia che al seggio del quartiere Parioli si congratula vivamente, senza smorfie di scandalo o disappunto, di fronte alle sue due gemelline “che hanno due papà”. Infatti la divina Vladimir Luxuria ha avuto buon gioco ad avvertire dallo stesso palco del Pride, poco dopo, che “i vari Ratzinger, Binetti e Carfagna potranno rallentare ma non certo impedire il progresso dei diritti civili”. E dunque, tornando alla Muti, vera ragazza-poster probabilmente congelata con l’aiuto di qualche inevitabile lifting, la sua presenza in piazza Navona è stato il sigillo a una giornata memorabile, seppure ormai ripetitiva, come quella del Pride. Ed è un peccato che dopo le generiche dichiarazioni solidali di Ornella sui suoi tanti amici gay, di fronte alla domanda della drag Karl du Pigné “Ornella, offrici un’ultima perla di saggezza”, mentre lei svicolava con un sublime “non lo so”, alcuni soliti ricchioni se ne uscivano suggerendo un “mai farsi la tintura in casa, ammazza che ricrescita!”.

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Luca Di Ciaccio • 14 giugno 2009


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