Ludik

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Adios, beach

“E per conquistarti, facevo ‘o buffunciello, per essere notato facevo il tuffo a cofaniello”. Bambini che sembrano junores di sumo e mamme che li farciscono di cremine, asciugamani, frittate di maccheroni. Bagnini etruschi dal ricciolo scolpito, a riprendere tatuaggi tribali istoriati sul promontorio del fondoschiena, che scodinzolano come segugi di femmine splendide. Bronzi al betacarotene, bocce traslucide al silicone, boys dal pennellone facile: la costa tra Roma e Napoli, sotto il torrido sole della piena estate, squaderna un campionario d’umanità satolla e ormonale, che va dalla famigliola nazipop fino all’estremismo del fetish da battigia. C’è di tutto sotto il sole gaetano, e non si può non ripensare alla memorabile cartolina di Toni Tammaro da Baia Domizia, qualche scoglio più in là. Ombrelloni piantati su duna mediterranea con affaccio dal guardrail della statale Flacca. Stabilimenti chic che profumano di sorbetto al limone. Cartelli che invitano all’assaggio di zuppe di pesce sontuose e misteriose. Spiagge centralissime, popolate di mamme che “faccio la spesa e scendo a mare!” e di figlioli che “mamma butta la pasta che salgo!”. Nudisti e anime inquiete che si rincorrono tra le dune di spiagge ciottolose di ponente, dove la costa si impenna e diventa roccia.

Ah, la dolce pigrizia del sempre più spiantato turismo italico. E poi c’è tutto l’indotto balneare, l’industria dei tarocchi con la sua galleria di ritratti fenomenali: l’avida maitresse dello stabilimento e i suoi nerboruti scagnozzi, l’uomo del cocco-bello-dell’ammore e il bancarellaro ambulante degli occhiali da sole scamuffi e degli accendini falloidi, la massaggiatrice cinese con la busta di carta piena di oli e unguenti non identificati e l’africano con il cesto di parei attaccato sulla capoccia, ma nella maniera più regale immaginabile. Più in là il sindaco di cui le vicine di ombrellone mormorano su “quant’è ingrassato da quando lo hanno eletto, poveretto sarà lo stress”, pianifica strategie di sopravvivenza e fa spallucce a chi gli chiede di quel piano spiagge promesso e non ancora mantenuto.

Nel frattempo passa un aereo con striscione pubblicitario. La scritta: www.romaescort.info. Qualcuno, spalmandosi l’olio abbronzante, si chiede se esiste dunque una nuova questione morale. Aveva ragione il poeta: “Se maggio è il mese della rosa, se settembre è tempo di migrare, ad agosto fetecchioso finiamo tutti al mare”. C’è chi magari rimane in città, c’è chi per sentirsi bene arrivato gli basta che si mettano in viaggio gli altri. E pare una vecchia canzone di Mina: “Io vedo intorno a me chi passa e va, ma so che la città vuota mi sembrerà, se non ci sei tu”. E sai che c’è? E’ un’ottima cosa. Allora non resta che abbracciare le onde, amoreggiare con il mondo marino, andare alla deriva e restarci per un po’. Un esilio liquido, un’autosospensione dal campo di carne abbronzata che vocifera, laggiù dove ricomincia la terra.

terracina

Luca Di Ciaccio • 7 agosto 2009


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