Ludik

un blog

Breve epistolario di un laureato

“Caro Alberto,
la discussione della tesi poi è andata benissimo, e come al solito mi sono fatto riconoscere. Ho elogiato il Cav. urbanista, detto una parolaccia, polemizzato con relatrice, mostrato le mie foto metafisiche di Milano Due, conquistato pubblico (critica non so). Devo ammettere che non mi è andata male, visto che mi hanno dato il massimo del punteggio che era possibile concedermi, per quel che vale. Comunque la scena finale rimarrà racchiusa in questo scambio di battute di fronte alla commissione: «Arrivederci Morcellini», «Mi chiami Professore, prego», «Vabbe’, a ‘sto punto facciamo le cose in grande, arrivederci Preside». Dissolvenza, titoli di coda, chiusura della mia vita universitaria. Ciao, L.”.

“Caro Luca,
mi chiedevo proprio come fosse andata: se tu avessi arringato quel carrozzone con aneddoti sulla vita spericolata del nostro primo ministro (arringa con annessa mortadella ad addobbare il palco – se non sbaglio, c’è in Cafonal di D’Agostino un’eccezionale fotografia con fette di mortadella protagoniste assolute), e su come si fosse conclusa la seduta di laurea (cornucopie stracolme, fiumi di nettari divini, eunuchi e mignotte, balli lascivi, cene trimalcionee, orge dei sensi: tutto a comporre un grande satirycon de noantri a via Salaria). O se, più semplicemente, il verbo di Morcellini si fosse levato a esclamare “vi dichiaro dottori” (dottori de che, poi?), con qualche professorotto-cariatide a far dello spirito sul potere baronale del preside (potere che non supera i corridoietti della Salaria, m’immagino). Comunque sia, che riposino in pace anche per te questi anni universitari, che di sicuro sono stati forieri di grandi momenti di cultura, di lotte e di amore. Ciao, A.”.

Luca Di Ciaccio • 18 gennaio 2010


Previous Post

Next Post