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Telecronache azzurro-grigio

Fuori dalla finestra e dentro al televisore l’aria triste pare la stessa di una domenica pomeriggio novembrina, mentre scorrono le immagini di una partita di serie C e quasi si vorrebbe cambiare canale e morire su un telefilm. Non c’è voglia di infierire, siamo una squadra senza stelle e senza gol, azzurro tendente al grigio uguale al cielo qui fuori, tuttavia ci si interroga sul perché giammai una volta la nazionale azzurra riesca a divorare in santa pace una squadra come i pronostici vorrebbero. Mai un bel 4 a 0, mai un 5 a 1 per noi, come accade ad argentini o brasiliani o talvolta perfino tedeschi, la prospettiva di un pomeriggio scosso soltanto dal timore di perdersi un altro gol andando in bagno o in cucina a farsi il caffè.

Siamo nati per soffrire, invoca una parte del gruppo d’ascolto. E’ chi non ha niente da perdere che bisogna temere di più, sentenzia un’altra parte. La desolazione prevale sulla collera. Troppo mesto è lo spirito per una soluzione alla francese: insulti, spie, licenziamenti, ammutinamenti. Controversia intestina più rilevante: mettere sulla Rai o mettere su Sky? Minoranza filo pubblica reclama: “Ma come parlano questi, mettete sulla Rai che c’è Pizzul”. Ribatte la maggioranza satellitare: “Con Pizzul non abbiamo mai vinto niente”, per poi ricordare che è stato ormai rimpiazzato da un telecronista romano e da uno milanese, “tanto per essere geopoliticamente corretti”. Tutti concordano che in questo caso un Pizzul sarebbe l’ideale, una nota di inconfondibile mestizia a sugellare una prestazione invero mortificante. A cinque minuti dalla fine della partita, accompagnato dal suo sospiroso “Eeeeh!”, avrebbe iniziato a rammaricarsi per quello che avrebbe potuto essere, ed evidentemente non sarebbe stato, con un tono di voce accorato e solenne. Ma cercando comunque, da vero patriota, di giustificare la disfatta, ragguagliando dei “contenuti tecnici interessanti” anche nelle prestazioni più nauseabonde. Si cita la sua celebre massima: “Si gioca un po’ alla viva il parroco”. Preso atto degli attuali commentatori della tivù di Stato ci si augura all’unanimità una fatwa iraniana nei confronti della “seconda voce” Salvatore Bagni, “l’unico rumore di questi mondiali più fastidioso delle vuvuzelas” aggiunge uno che nel frattempo legge FriendFeed. A furor di popolo si invoca un’iniezione iperbolica di Fabio Caressa su Sky, con lo stesso spirito con cui si cede alle droghe pesanti in un momento di depressione. Tutto è destino! Tutto è momento della verità! “Allo scorso mondiale quando sentivo le sue introduzioni mi veniva voglia di mollare la birra e le patatine e andate a invare l’Abissinia in canottiera”. Pare di risentire quei suoi monologhi introduttivi, coi proclami in crescendo, i zumzumzum di sottofondo, le pause interminabili. Oggi aveva iniziato con così: “Come ti sei svegliata Italia stamattina? Leone o gazzella”. A occhio paguro bernardo, suggerisce Dipollina su Repubblica.

Qualcuno più anziano piuttosto rimpiange il ritmo lentissimo delle telecronache di Nando Martellini, pause infinite tra un nome e l’altro, palla dopo palla, senza bisogno di descrivere nè azioni nè emozioni. Un rintocco di campana, a festa o funebre quasi non fa la differenza. Di Martellini tutti ricordano la telecronaca migliore di tutti i tempi, seppure completamente immaginaria. Trattasi di Inghilterra – Italia, in diretta da Wembley, valevole per la qualificazione alla Coppa del Mondo, anno 1976, quella sera in cui “Fantozzi aveva un programma formidabile: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle…”. Momento memorabile del film “Il secondo tragico Fantozzi”, nonché forse della carriera intera di Paolo Villaggio. Ora stiamo declamandola a memoria: “Savoldi, tiro, nuca di McKinley, tibia di Savoldi, naso di Antognoni! Nuca del portiere inglese! Naso di McKinley! Tibia di Benetti! Nuca! Naso!” eccetera eccetera. Stancamente abbandoniamo il campo. Nel dopopartita Criscito, con la faccia da bambino smarrito, dice: “Ci abbiamo messo il cuore”. In tv Marco Mazzocchi si scusa mille volte per il blackout del segnale Rai a Torino, poi non resiste e aggiunge: “Tanto non vi siete persi niente”. Si confida negli spareggi, nell’algebra, nella cabala, e comunque sul fatto che l’amore vince sempre sull’invidia, sull’odio e sui gol subiti.

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Luca Di Ciaccio • 21 giugno 2010


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