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Vento e destino

Discutiamo a pranzo, mentre il telegiornale manda il replay infinito della palla oltre la linea di porta tedesca. Lui mi dice che con tutta la tecnologia che c’è adesso dovrebbero trovare dei sistemi automatici per verificare con certezza quando convalidare un gol o quando assegnare un fuorigioco, mettessero una telecamera, dei sensori, qualsiasi diavoleria che consenta di stabilire la verità. Io gli rispondo che è la solita storia dell’errore umano, di quanto siano inevitabili gli sbagli e i peccati, che i capricci del vento e del destino fanno parte del gioco, anzi lo rendono quello che è, qualcosa di più di un semplice gioco. Lui risponde che in effetti sarebbe bello avere una moviola anche per i punti più salienti della vita, per riavvolgerla, riesaminarla, scovare l’errore. Hai ragione, dico.

Poi finiamo a parlare di frigoriferi, spiagge, feste dell’unità. Di Pietro Taricone che è morto per un lancio col paracadute e in giro tutti ne sembrano sinceramente affranti. Anche tu? Be’ si, un po’ anche io. Mi ricordo che era solo il duemila e sembrava un altro secolo, prendevamo il treno per venire a Roma con la scusa di scegliere l’università e invece ci ritrovavamo a Cinecittà a vedere questa casa del Grande Fratello di cui tutti parlavano, con quei personaggi venuti dal nulla che si chiamavano Ottusangolo, Salvo il pizzaiolo, Roberta Beta, Marina la gatta morta, Pietro o’ guerriero. Lui mi dice che quello non era fesso, cercava una sua autenticità più dignitosa di molti che lo guardavano schifati dall’alto in basso, aveva fiutato la belva della tv a differenza di quelli che ieri lo invidiavano e oggi lo piangono, e comunque sia mettersi a fare questi sport estremi quando si hanno figli piccoli dovrebbe essere vietato.

Detto tra noi, rispondo, non sarebbe bello se si potesse scegliere per chi soffrire? Sarebbe bello riuscire a farsi una lista delle priorità, in cui infilare magari tra familiari, amori e amici, i veri grandi problemi dell’umanità, le autentiche emergenze, insegnare al proprio cuore a preoccuparsi più per la falla di petrolio nel Golfo del Messico che per le figuracce della Nazionale, più per i morti sul lavoro che per Taricone. Che te ne pare? Magari un’altra volta, risponde lui.

Luca Di Ciaccio • 30 giugno 2010


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