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La Bari

Oggi a Bari succede di tutto. Prima un vento di levante umido e snervante. Poi un risveglio incendiario di scirocco. Poi un spiffero che pare portarsi dietro la sabbia secca di qualche deserto. Verso il tramonto tutto si scioglie in un ponente calmo e regolare, che riempie le prime vele al largo. Quando cala il buio decine di padri e figli e mogli e nonne e cognati e suocere scendono dai condomini, dalle case di paese, dalle seconde case dall’aria abusiva e calano lungo tutto il lungomare, piazzano i tavoli, le sedie, un paio di ombrelloni, finanche un gazebo, i fari della macchina a fare da luce, il servizio di piatti della cucina, un fornelletto, un polipone da stendere sulla griglia, probabilmente un mazzo di carte, e apparecchiano la tavola così, tra il mare, gli scogli e la strada provinciale che corre due metri indietro.

Il mare, pure se spesso sporco, è come il giardino di casa. Tutt’attorno Bari sembra la scena di un romanzo postmoderno, o di un film senza protagonisti principali, ma solo composto da una folla di comprimari che vanno a comporre il coro. Uomini spregiudicati, politici incatalogabili, puttane, calciatori, ragazzi di strada, borghesi che sognano Milano, trafficanti, magistrati d’assalto, quartieri ripuliti, emissarti turchi che chiedono indietro le ossa di San Nicola. Ancora più attorno turisti connazionali a frotte invadono la Puglia, come fosse il capolinea del Paese, segnato da tre colori inconfondibili, il giallo del grano, il blu del mare e il verde metallico degli uliveti. Tarantole e affari. Viene voglia di imbarcarsi. Poco più a sud, a Polignano a Mare, fanno gelati buonissimi, nella gelateria tengono vecchie foto in bianco e nero di Domenico Modugno, coi baffetti da sparviero e una camicia bianca, era nato proprio qui e capisci com’è che gli era venuto in mente di cantare la storia di uno che si voleva buttare giù da un ponte, “ma guarda intorno a te, che doni ti hanno fatto, ti hanno inventato il mare, tu dici non ho niente, ti sembra niente il sole”.

baripolignano

Luca Di Ciaccio • 20 agosto 2010


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