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Vigili

Su un sito di aste online vendono, a caro prezzo per giunta, un vecchio gioco dell’oca disegnato da Jacovitti che si chiama “Il gioco del pizzardone” e incoraggia i giocatori – automobilisti, appunto, a vanificare i divieti della municipale. Nella Capitale infatti il vigile urbano è chiamato pizzardone, termine che sicuramente suona buffo e pacifico, e deriva dal tradizionale berretto a due punte, la “pizzarda”. A Milano il vigile è il ghisa, a Torino il civich, a Genova il cantunè.

Ci sono vecchie foto in bianco e nero, una molto bella scattata da Cartier-Bresson, che documentano di come nella Roma degli anni Cinquanta, i vigili urbani venivano addirittura festeggiati e omaggiati dalla cittadinanza il giorno della Befana, col dolci e bottiglie di vino. Ma poi si racconta che, nel giro di una dozzina d’anni, quel tributo di gratitudine si esaurì, anche in modo un po’ ripugnante, quando alcuni automobilisti della Capitale, divenuti troppi e troppo cattivi, colsero proprio quella festosa occasione per vendicarsi delle troppe contravvenzioni, recando in dono cibo e bevande, si disse, di orrenda provenienza organica. In anni più recenti, sempre a Roma, saltò pure alle cronace il caso del comandante dei vigili urbani che parcheggiava con un pass per i disabili, pur essendo in perfetta forma fisica.

Eppure la figura del vigile resta ben piantata nell’immaginario di tutti. Nel mio sicuramente, per discendenze familiari e pomeriggi d’infanzia passati a volte in un comando municipale. Leggo ogni tanto, dalla cronache locali di laggiù, notizie curiose: ieri una vigilessa che va in servizio in succinti abiti borghesi perchè le si erano strappati i pantaloni, oggi il Comandante che si lamenta perchè non ci sono i soldi, l’altro ieri lo stesso Comandante che in un festoso tourbillon di gradi si autoproclama Tenente Colonnello, una volta lo scandalo dei milioni di euro di multe da autovelox preventivati e non incassati, un’altra volta il cambio di nome, ora i vigili si fanno chiamare Polizia Locale, insieme ai soliti discorsi su pistole e manganelli, e forse questo ha a che fare con la stagione dei sindaci sceriffi. Polizia fa un po’ più paura in effetti. Per esempio, molte cose sono cambiante anche nel mio paesone di provincia, non è cambiata però la considerazione che i cittadini hanno per il corpo dei vigili urbani, o come si chiama ora.

Sarà per quella perenne aria crucciata che li contraddistingue, quel non so che di indolente che pare sempre stiano portando una peso sulle spalle, facendo su e giù per il corso principale, chiacchierando con questo o con quello e roteano la catenella del fischietto come Charlot faceva col bastone, oppure in macchina da un punto all’alto della città, o in ufficio a sbrigare pratiche e multe di autovelox, e naturalmente facendo capire che lo fanno per la città, e che un grammo di più non potrebbero. Una cosa è certa però. Cascasse pure il mondo, all’una e mezza del pomeriggio uno di loro sulle strisce pedonali a far attraversare i bimbi che escono da scuola ce lo trovi di sicuro. Eppure più d’uno li dipinge come indolenti. Vaglielo a dire alla gente che è sbagliato fare dell’erba un unico fascio. Io penso che non deve essere un caso se al cinems indossarono l’uniforme della municipale tutti i grandi della commedia all’italiana, da Totò a Fabrizi e Tognazzi, oltre al supremo Sordi. Un sociologo bravo parlarebbe di “microfisica del potere”. Le cose che poi vanno sempre un po’ a ramengo, in Italia.

Luca Di Ciaccio • 15 settembre 2010


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