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Una chiesa romana

Durante i pomeriggi d’inverno, quando la luce del crepuscolo sembra allearsi con le ombre, senza dimostrare più nessuna voglia di combatterle, entrare in una chiesa di Roma a caso, una delle tante, vederla semivuota, apprezzare l’improvviso silenzio, appena fuori dal traffico, dai traffici, dalle liste dei doveri, dei piaceri, degli inevitabili regali. Dall’oro brunito, dall’argento, dall’azzurro cupo degli arredi sembra spirare un silenzio amico.

Dal buio delle cappelle ammiccano i busti di marmo di prelati e aristocratici, qualche lumicino fioco sfiora i dipinti senza mai illuminarli totalmente, si intuisce l’ala di un angelo, il bordo ricamato di una veste, le mani giunte e il volto barbuto, rivolto al cielo, di un santo in penitenza, le labbra socchiuse di una Madonna dal volto infantile. Alfabeti indecifrabili, emozioni regalate anche a chi è scarso, o del tutto sprovvisto, di fede religiosa. Pareti e altari stipati di opere d’arte e relitti del passato, che se ne esce frastornati, come se si fosse fatto un viaggio nel tempo o in un’altra dimensione. Come fermarsi un attimo, respirare in un bosco di fantasmi e natali passati.

chiese

Luca Di Ciaccio • 20 dicembre 2010


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