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Non solo cafonal

La mostra delle foto di Umberto Pizzi all’auditorium romano, tra rovine sottovetro e curve di legno. Le foto vecchie, prima di quelle “cafonal” e “ultracafonal” che gli hanno dato fama e celebrità. Foto vecchie, bianchi e neri, cocci, rovine di un tempo che fu. Nureyev col giubbottino di pelle, baciato sulla guancia da un maschio efebico. Mastroianni guardato e desiderato da Ursula Andress. Mastroianni affianco a Gassman, non ancora divorato dalle tarme della depressione. La sensazione che tutto fosse intatto, intero, per poco tempo ancora. Walter Chiari a bordo di una moto su dei sampietrini. Una presunta amante di Mussolini. Pasolini felice per pochi istanti dopo una partita di pallone in borgata. Il conte Nuvoletti. La discoteca con le palle stroboscopice. I vestiti di una moda che pareva rivoluzionaria più di mille proclami. Pippo Baudo che fa il baciamano a Cicciolina, la quale emana riverberi quasi mariani. Berlinguer, triste. Moro, triste. Andreotti, indecifrabile. Carmelo Bene a torso nudo con gli occhi spiritati. Maria Schneider che scappa dall’obiettivo.

Rovine fotografiche in cornice, rovine archeologiche sotto vetro, nella stassa sala. Ciò che rimane, vana ricerca di eroi, di santi, di attori. Volti superati da un tempo immemore. In fondo alla sala, in vendita a prezzo d’occasione, i libri recentissimi della serie “Cafonal” marchiata Dagospia: capi mafia gran signore notai petrolieri stripteuse mogli eccellenti giornalisti cardinali cani sarti modelle! Tutti insieme, tutti contenti di farsi ritrarre in pose svergongnate, milionarie indigenti imbucatissimi, famosi e ignoti che si sentono noti, di destra, di sinistra, di centro, di tutto, tutti apolitici, tutti fratelli. Non più monde, né demimonde, non più alta società né società, tutto molto liquido, un po’ liquame. Sarà il fotografo qui celebrato ad averla nascosta, forse per timore di vederla definitivamente svanire.

Luca Di Ciaccio • 19 gennaio 2011


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