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Frecce e bandiere

Osservo un solitario tricolore appeso a un balcone di Gaeta quando mi vedo spuntare alle spalle il mio amico Antonio Ciano, con quella faccia da pirata della filibusta e tutto il suo carico di pallettoni tardo-comunisti, post-borbonici e anti-berlusconiani, e mi dice: “Bello, eh?”. Ma che, faccio io. Il tricolore, dice lui. Ma come, mo’ ti piace il tricolore? Sì, ma quello repubblicano però. Valla a capire questa annata amara di centocinquantenari, A Gaeta non si capisce a chi dare retta. La giunta civico-borbonica-piddina perde le bandiere blu per le spiagge e innalza le bandiere rosse alle finestre, manco avesse vinto Pisapia pure quaggiù, c’è chi dice siano un rosso sangue in onore del santo patrono, e chi dice che si tratta chiaramente di un rosso duosiciliano. Che ci vuoi fare – mi spiega – noi festeggiamo il 2 giugno che è la festa della Repubblica, ma pure il 2 giugno che è il nostro giorno dei santi patroni. Amen. Ed è pure il compleanno di mio figlio. Alè.

Ciano dice che un po’ si è scocciato di fare l’assessore, l’impegno è tanto e le delusioni pure, lui va in giro con la macchina e la telecamerina a riprendere i lavori in corso dei marciapiedi strada per strada, “sto’ sindaco parente tuo non riesce a fare un’opera pubblica che sia più alta di venticinque centimetri” lo sfottono i disfattisti, lui si consola col suo Partito del Sud che apre sezioni ovunque, se l’è raccolto pure Giggino “Manetta” De Magistris a Napoli, magari vince e se ne va a fare l’assessore al Vomero. Qua a Gaeta lo attaccano da destra e da sinistra accusandolo di essere troppo borbonico, e lo attaccano pure i borbonici duri e puri accusandolo di essere una specie di collaborazionista con lo Stato usurpatore. Poi dice che uno si butta sul caro vecchio tricolore. “Ma tu lo sapevi – mi dice – che durante l’assedio del 1861 le truppe borboniche qui hanno combattuto impugnando il tricolore italiano con dentro il simbolo della casa reale spagnola?”.

Sarà intanto per tutta quest’aria generale di inconcludenza che uno alla fine si butta sulle bandiere, quelle blu, quelle rosse, quelle tricolori, quelle bianche. E’ tutto un mettere vessilli, un affannato tentativo di lasciare un segno, di imprimere un simbolo che non scompaia come tutto il resto, come lacrime nella pioggia. E mentre cianciamo di queste cose inutili quasi non mi accorgo del ragazzo che accanto a noi fa quel movimento, alza le spalle e gira la testa verso l’alto. Il ragazzo stringe gli occhi, il lastricato chiaro riflette la luce del sole a picco. E poi l’acrobazia improvvisa degli aerei e dei loro sbuffi di fumo colorati. Belle, eh? E restiamo muti a chiederci se quelle Frecce Tricolori appena passate sulle nostre teste sono solo un gioco di destrezza e di ardimento circense, oppure lo scrigno di qualche valore, l’orgoglio dell’arma nazionale tanto vilipesa.

ciano

Luca Di Ciaccio • 29 maggio 2011


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