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Guardarsi negli occhi

“Uscire per un appuntamento non è più quello che si usava una volta, eh?” chiede Michael Caine a Clive Owen in un film di pochi anni fa, I figli degli uomini. Un film di semi-fantascienza dall’aria molto realistica. No, uscire non è più come una volta. Sempre qualche tempo fa, il New York Times pubblicava una serie di sex diaries inviati dai lettori, con i racconti delle loro serate e dei loro incontri. A leggere questi diari sembravano tutti e tutte molto volubili: con l’asettica praticità di un sms, era comune fissare appuntamenti all’ultimo momento e all’ultimo momento annullarli, non appena compariva l’opzione di uscire con qualcuno di più desiderabile. L’intera città era un panorama di bidoni incrociati. Un mio amico mi fa vedere sul suo iPhone un’applicazione per smartphone che si chiama Grindr. Si vedono tanti quadratini con dentro facce di uomini e sotto indicazioni chilometriche. Foto e profili, abbinati alla geolocalizzazione: chiunque può vedere a quale distanza sei. La cosa è riservata a uomini gay, avanguardia della modernità liquida, ma pare siano in preparazione ulteriori versioni, ormai di applicazioni ne vengono lanciate di continuo. Ovunque ti trovi, puoi dare un’occhiata e vedere chi sono gli altri iscritti più vicini: magari ce n’è uno a mezzo chilometro, magari qualcuno nella stessa pizzeria dove stai mangiando. Magari l’uomo della tua vita è sulla metro e vedrai la distanza accorciarsi sul display, cento metri, cinquanta, zero, per poi tornare a crescere, fino a sparire chissà dove. Si potrebbe lanciare un’altra idea per sviluppatori di software: un’applicazione per guardarsi negli occhi. Guardarsi negli occhi è una cosa molto umana, nel senso che gli animali quasi mai lo fanno, anche se a dire il vero gli umani stessi lo fanno sempre meno. Del tipo, il presidente e le sue donne si saranno mai guardati negli occhi? Del tipo, quando dopo una serata di bidoni e di uscite andate a vuoto ti risolvi a caricare una prostituta per strada, la guardi negli occhi?

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Luca Di Ciaccio • 9 giugno 2011


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