Ludik

un blog

Eurogaga

La sera dopo nei giardinetti di piazza Vittorio, una via di mezzo tra una festa dell’Unità e un’edizione qualunque del Gay Village, tra stand di associazioni, sedie di plastica, tardone che ballano, famiglie di immigrati indiani con prole al seguito, ancora si commenta il gigantesco Europride gay-lesbo-bisex-transgender del giorno prima, e naturalmente la benedizione urbi et orbi dalla popstar american-planetaria del momento, col suo discorso retorico-sgangherato strapparoce. E certo qualcuno commenta che con quella parrucca in testa pareva Crozza travestito da Gigi Marzullo, e altri giustamente si lamentano che alle fine ha parlato meglio lei arrivata cinque minuti prima da New York che decine di capi e capetti del movimento politico, e non è una bella figura, e qualcuno ricorda di essersi molto emozionato, di avere persino cantato abbracciandosi al vicino di prato, e però certo quel ringraziamento al sindaco Alemanno, accolto da bordate di fischi, poteva pure risparmiarselo. “A’ Lady Gaga, ma che te sei magnata er bignami de Martin Luther King?”, così come raccolto da Maria Laura Rodotà sul Corriere, resta il commento più sinteticamente condiviso, anche se quel suo definirsi “figlia della diversità, come una della mia generazione” per molti appare del tutto normale.

Normale come farsi una passeggiata al Pride, tra borghesi bohemien e drag stratosferiche molto intrigate dalla statua di Wojtyla davanti alla stazione Termini, mamme immigrate e liceali di periferia ufficialmente etero, turisti piacevolmente stupiti e signore anziane alla finestra. Nessuno crede che basti un pomeriggio post-shopping e pre-discoteca a farci ritrovare in un paese con chiese e governi più tolleranti e leggi più civili, però anche questi giorni di festoso orgoglio servono a molti. E’ una festa il Pride, ed è questo il suo valore politico: un giorno di festa nel quale un popolo, che per 364 giorni all’anno è costretto a controllare le proprie manifestazioni e a dissimularsi in pubblico, per un giorno si impadronisce delle strade della città, per quello che è e che avrebbe diritto di essere sempre. Per qualcuno era la sua prima manifestazione, e gli è piaciuta. Sebbene fosse tutto molto pop e molto normale, quasi come tutte quelle coppie gay con il passeggino, che ormai attirano i fotografi ancora più delle solite transessuali nude. Born this way, appunto.

concerti

Luca Di Ciaccio • 12 giugno 2011


Previous Post

Next Post