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Mezze estati romane

In una notte di mezza estate si sente un’arietta antica, perfino vintage, per i vicoli e le stradine buie della Capitale. Il grande regista Woody Allen gira e si gode le sue vacanze romane, lo fotografano spaesato in certe feste cafonalissime, in compagnia di assessori e contesse, si fionda sui ristoranti di pesce, delirio di paparazzi, flash, commenti alla Ennio Flaiano. Un finto prete ha svaligiato la gioielleria di via Condotti, un colpaccio quasi da ladro gentiluomo, almeno per le collane firmatissime, parecchio buon gusto. Un gruppo di attori e maestranze, chi più chi meno precario, ha occupato il più antico teatro della Capitale e se lo autogestisce meglio di uno Stabile. Bande di giovani violenti impazzano ovunque, girano sulle moto ricoperti di tatuaggi, ricordano certi film americani degli anni Cinquanta se solo li avessero visti. Le cronache servono ammazzamenti in centro per losche questioni. Le domeniche a Ostia e Fregene sono sempre uguali, schiene arrossate, cocomerari, code sulle strade del ritorno. Si sta con le chiappe sul bagnasciuga e ci si lamenta della miseria.

Di estati romane e assessorati alla cultura s’è persa traccia. Un capo di governo pulcinella attraversa piazza Montecitorio per arringare un Parlamento deserto. I festival elettronici sulla terrazza al Quadraro sono diventati troppo affollati di gente che è lì solo per bere birra e scattare foto col cellulare. La suburra feisbukiana parla dell’album d’esordio di questo giovanissimo gruppo, i Cani si chiamano, cantano di velleità e parolini di diciott’anni, nelle loro canzoni ci sono la poesia, il dolore, la dimensione universale dello sbraco romano, ma dopo tre pezzi diventano odiosi. I giornali, visti da un iPad traslucido, annunciano cadute di regimi, condanne di banchieri, spionaggi ai vertici dello Stato, scontri a fuoco nelle valli alpine. Se ci sarà una sommossa, da queste parti, sarà ridicola pure quella. Intanto, coi tassi euribor sui mutui c’è chi sta impazzendo. Qui, sotto il cielo giallo e il ponentino, ci si annoia facilmente. Tutto sfuma nella ricerca di un tavolo per l’aperitivo. Non ci si rende conto mai dell’arrivo delle catastrofi.

Luca Di Ciaccio • 15 luglio 2011


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