Ludik

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Red lights

Di sera luci rosse si infrangono sull’acqua calma e un po’ stagnante dei canali, nel centro cittadino. Noi siamo ad Amsterdam e andiamo a vedere il famoso quartiere dei sexy shop. E’ lì che ormai da decenni, avvolte dall’aura della leggendaria tolleranza olandese, pur messa ultimamente a dura prova, ci sarebbe modo di trovare delle ragazze esposte in vetrina. Nel discorso corrente le stesse, lavoratrice con regolare contributo fiscale, sono indicate come “prostitute”, o addirittura “puttane”.

Però passiamo e ripassiamo su questo centinaio di metri di strada, fingendo divertimento oppure fingendo noia. E ci viene da pensare che perfino la casalinga più compita, installata lì dentro, sembrerebbe assumere la parvenza delle meretrici, delle passeggiatrici, della mondane, delle peripatetiche più stroboscopiche. Perfino le nostre integerrime madri, nostro rosario, lì dentro suggerirebbero la stessa medesima impressione, troie. Perfino le nostre nonne, figlie di un mondo contadino che come strumento di massimo piacere al massimo innalzava un tamburello. Ma poi ci guardiamo meglio attorno e capiamo che, tutto sommato, hanno più dignità loro, le donne  nelle vetrine a luci rosse attorno Oude Kerk, coi loro bikini, le loro sigarette, i loro tacchi alti, e lo specchio nella stanzetta adiacente sul retro per aggiustarsi il trucco, di noialtri passanti e turisti – me compreso – coi nostri sorrisi e le nostre macchine fotografiche.

Luca Di Ciaccio • 22 luglio 2011


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