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Catasto onciario

Sfoglio vecchi volumi di un catasto onciario della città di Gaeta datato alla metà del diciottesimo secolo. Leggo nomi di strade, famiglie, mestieri, possedimenti, animali da lavoro: il passato è una distesa di rovine, di storie silenziose. Leggo le considerazioni finali del curatore, secondo cui il declino della città è iniziato già nei primi anni del Cinquecento, altro che boom economici e sindaci dell’altro ieri: il passato è un accumulo senza fine di alibi e pretesti. Più che sulle analisi mi scopro a leggere pezzi di storie, di vite: i debiti, i figli piccoli, i somari al piano di sopra, i ducati da mandare alla sorella monaca, le vedovanze, gli acri di terra misurati in zappe. Quello su cui mi soffermo sono le professioni, l’elenco dei lavori e dei mestieri. Mi immagino un mondo di voci, rumori, sudori, fatiche, sollievi. E le vogate dei pescatori, i richiami dei pastori.

I marittimi: marinaio, pescatore, falegname di mare, calafato, padrone di tartane e barche, maestro d’ascia, asciatore, costruttore di barche.

Gli agricoltori: bracciante, giardiniere, ortolano, zappatore, fattore, mezzadro, garzone, macinatore di grano, asinaro, bovaro, capraio, pastore.

Gli artigiani: sartore, fabbricatore, calzolaro (solacchianello oppure scarparo oppure ciavattino), falegname, barbiere, ferraio, fornaro, orefice, funaro, panettiere, indoratore, piccapietre, tintore di cappelli, argentiere, bottaro, maestro congiabotte, parrucchiere, pettinatore di canapa, accomodatore di calzette, aggiustatore di cuoio, asciatore, cannavaro, chiavettiere, congia pezze, conciatore di pelle, coronaro, marmoraro, molatore, orologiaio, panettiere, pettinajolo, pittore, scalpellino, saponaro, sarto, ceraiolo, maniscalco, maestro d’ascia.

I commercianti: bottegaro, macellaio, venditore di vino, pescivendolo, venditore di frutta e verdura, merciaiolo, fondachiere di panni e merci, caffettiere, negoziante di animali, tavernaro, oste, locandiere, alloggiamentaro, distributore di foraggio e olio e legna per le truppe, droghiere, mercante, rivenditore, venditore di vetri o di sapone o di tabacco, venditore di frutta e neve, venditore di teleria e seteria, piazzista alimentare, taverniere.

I lavoratori al servizio del regno o della chiesa: notari, famiglio o soldato di regia corte, guardiano della regia dogana, impiegato della dogana del sale, impiegato d’ospedale, repostiere, applicato alla corte vescovile o alla curia o alla legge, avvocato, cancelliere, capitano di porto, cassiere, cortigiano, giudice, guardiano, guardiano della gabella di grano e farina, pesatore della regia dogana, scrivano, misuratore, trombetta, capitano o tenente dei Dragoni.

Nella medicina: dottore fisico, chirurgo, speziale. E nei trasporti: vaticale, vetturale, portantino, portarobba. Inoltre: servitore, cameriere, serva, giardiniere, balia, paggio, cocchiere, cuoco, maestro di cappella, garzone, guattero, padrone di barca, indoratore.

E c’era pure una cosiddetta “popolazione non attiva”: senza mestiere, vagabondi, poveri, onusti, nobili, patrizi, bonatenenti, vedove, scolari, chierici, donne, monache, ecclesiastici.

Luca Di Ciaccio • 22 agosto 2011


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