Ludik

un blog

Il sindaco in divieto di sosta

Il sindaco di Gaeta Antonio Raimondi ha pensato bene di replicare ai cittadini che lo hanno fotografato un paio di volte mentre parcheggiava il suo imponente suv nero in divieto di sosta che lui non avendo né l’auto blu né l’autista (“a differenza dei miei predecessori, e dunque facendo risparmiare molte decine di migliaia di euro alla collettività”) può dunque allegramente prendersi la facoltà di parcheggiare dove gli pare, anche in divieto di sosta, “purché – bontà sua – non sia di intralcio al traffico o non leda i diritti dei diversamente abili”.

Direte voi: c’è l’indagine sulla lottizzazione alla vetreria, c’è Berlusconi con le sue leggi ad personam, c’è Penati con le sue tangenti, c’è la fame nel mondo, cosa vuoi che sia un divieto di sosta? Niente, ma come cantava uno, è anche da questi particolari che si giudica un giocatore. E poi – vuoi mettere – è sempre struggente vedere a quali contorsioni e capriole, a quante deviazioni e giri di parole possano ricorrere certuni pur di non essere costretti a dire qualcosa che suoni come: “scusate, ho sbagliato”.

E però che diamine, bisogna capirlo: non gli paghiamo l’auto blu, a questo pover’uomo che avemmo la ventura di eleggere, almeno facciamogli uno sconto sulle multe. Certo che pure noi, che contribuiamo al bilancio comunale, e tuttavia non abbiamo i parcheggi riservati sotto l’ufficio come al Comune, noi che per cercare un posto andiamo avanti e indietro sul lungomare come dei pazzi invece di parcheggiare in doppia fila, noi che paghiamo un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto come metà dei vicini di casa oppure fino a un euro e mezzo per ogni mezzora di sosta sulle strisce blu, noi che non abbiamo nemmeno un buontempone che venga di soppiatto sotto casa a toglierci quegli odiosi segnali, pure noi meriteremmo una ricompensa.

D’altronde la campagna elettorale si avvicina, i sondaggi si fanno amari, amarissimi, e come anche il neo-assessore dipietrista Salone insegna, non è più tempo di sofismi intellettuali, qui bisogna venire incontro alle esigenze del popolo, costi quel che costi. Finire col videofonino in mano a fare i segugi degli assessori in divieto di sosta è una prospettiva assai desolante, perfino per gente incazzata che ha creduto di eleggere dei civici purosangue e s’è ritrovata invece dei mediocri ronzini alla ricerca di un posto nei partiti. La ricompensa invece è lì, a portata di mano, dieci metri di brecciolino sul ciglio della Flacca, pure panoramici sul mare di Serapo, eccola la vera terra promessa del raimondino disilluso. Magari è stato un vandalo ad abbattere il cartello, proprio mentre divampa la polemica sui parcheggi disinvolti degli amministratori. Però immaginiamo, per un attimo, che siano stati degli operai comunali. Infatti, con la provvidenziale scomparsa del vecchio cartello di divieto di sosta, nella sua magnanimità Raimondi non avrebbe fatto altro che creare altri parcheggi, peraltro gratuiti, a Gaeta. Il sindaco avrebbe potuto farsi disegnare una striscia gialla davanti casa e aggiungere sotto al divieto la postilla “eccetto riservati pubblici ufficiali ivi residenti”. Invece no. Togliendo il cartello tutti, gaetani e non, da oggi potranno usufruire dei nuovi parcheggi civici (d’altronde, non era una promessa elettorale pure quella?).

Insomma, tutti a parcheggiare sotto casa del sindaco, via Flacca all’altezza dello stradello Raschi. Alla faccia degli oppositori di destra e di sinistra. Solo qualche noiosone continuerà a parlare di concetti demodé come il fatto che le autorità devono dare il buon esempio. E se il vigile ci fa una multa per divieto di sosta promettiamo di non dire che lo fa perché ce l’ha con noi e comunque la colpa è del Comune che non fa i parcheggi e della Polverini che non dà i finanziamenti. Al massimo obietteremo, serafici: “Ma io mica intralcio, e mica ho l’auto blu”. Però facciamo presto che, come dicono da queste parti, chi tardi arriva male alloggia, e prima o poi ci toccherà pure ricomprare l’abbonamento ai parcheggi della Soes.

Luca Di Ciaccio • 29 agosto 2011


Previous Post

Next Post