Ludik

un blog

Indignati neri

Chi ha camminato dentro qualche corteo sa che le buone cause poi finiscono nel tramonto di un sera, o nell’illusione di una battaglia mimata da soldatini in divisa e soldatini che giocano a fare i ribelli, come uno stanco gioco di ruolo, nel rosso di un tramonto, nell’aria amara dei lacrimogeni. A un certo punto l’adrenalina si sostituisce alla politica, ma il gioco non vale più, il pallone l’hanno rubato gli altri a chi si illudeva che qualcosa potesse cambiare, a chi pensava che marciare per le strade di una città fosse un mezzo e non un fine.

Anche stasera, lungo il percorso del corteo, e nella lunga rincorsa al peggio, sullo sfondo della nuvola di fumo solcata da pietre e bombe, ho incrociato i volti e gli sguardi, dietro i fazzoletti e le maschere, sotto i caschi. Molti erano ragazzini di sedici o diciassette, al massimo venti anni.  I cani sciolti e i capi ambigui tra loro erano molto più anziani, come sempre, ma molti di loro – le ho viste le facce – non avevano più di vent’anni. E urlavano come ultras allo stadio, imprecavano con la foga piccolo-borghese di chi ha poca esperienza del mondo. E allora mi sono chiesto: da dove uscite fuori? Cosa vi spinge a prendere a calci e sputi i manifestanti pacifici che tentano invano di mettervi fuori dal corteo? Di quale cinismo e di quali parole vi siete intossicati?

Infine tornando a casa, tra le auto bruciate di chi doveva ancora finire di pagare le rate e le vetrine devastate di un supermercato che forse aveva la colpa di chiamarsi “Super Elite”, ho visto che i muri dei palazzi erano talmente pieni di scritte che sembrava di entrare in un tunnel della coscienza: contro lo Stato, contro la polizia, contro la crisi, contro tutto. “Pianta grane, non piantare tende”, ha voluto dire qualcuno con uno spray rosso, rivolgendosi a quei ragazzi, evidentemente dei poveracci pacifisti secondo lui, che per due notti hanno dormito sulle scale del Palazzo delle Esposizioni, senza la compagnia delle spranghe, al massimo quella di un cane. E vedevo le facce sconfortate come me delle persone che se ne tornavano a casa, con la sensazione che non c’è niente da fare, che la ragione è destinata a soccombere, e che solo la forza governa il mondo: quella vorace degli speculatori nelle banche e nei governi, quella demente e sterile dei furibondi nelle piazze.

Luca Di Ciaccio • 16 ottobre 2011


Previous Post

Next Post