Ludik

un blog

Catacombe

Le caselle dei giorni del calendario scivolano l’una sull’altra con passi ritmati, come le pietre di un passaggio segreto in un tempio maya, come il tufo scavato di una catacomba romana, dove mi trovo in gita mentre sopra il livello del suolo terrestre i risparmi e i governi scivolano nel baratro. Lì fuori la morte si presenta in giacca e cravatta e valigetta ventiquattrore, santifica le feste e onora i genitori e bussa alla porta di domenica mattina e domanda: chi sarà il prossimo?

Meglio le catacombe, penso, che la mostra dei cadaveri scorticati ed essiccati, dall’altra parte di Roma, sedici euro  per ammirare e magari toccare fegati e cuori trattati con il metodo della plastinazione brevettato dal dottor Von Hagens, che “li rende  morbidi e flessibili” dice una pubblicità, vagamente simile ai “tre strati di morbidezza” della carta igienica. I corpi morti plastinati sono affascinanti e  mostruosi come le maschere vive uscite da un lifting. “Non dicere ille secrita a bboce” dice un’iscrizione in volgare nelle catacombe romane, non dire le cose segrete a voce alta, ma quasi in silenzio, piano, solo per se stessi, per la propria interiorità e basta.

Alle persone succede quel che accade al viso – scrive Concita De Gregorio nel suo libro appena uscito che parla dei luoghi dimenticati dal discorso sociale: la malattia, la fragilità, la vecchiaia, la morte. Se il viso non si decompone, se non muore si adatta alla vita, rilascia qualcosa e intanto incorpora qualcos’altro di eccezionale. Altrimenti anche un viso si può contraffare, come il tempo, terrorizzato dal futuro invecchiato, ossessionato dalla giovinezza passata, schiacciato in un presente senza memoria.

chiesecimiteri

Luca Di Ciaccio • 2 novembre 2011


Previous Post

Next Post