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Si è dimesso domani

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Almeno oggi a Roma è spuntato il sole. I commissari europei potranno andare a bere il cappuccino a piazza Navona, o a Borgo Pio, come i cardinali dell’ultimo film di Nanni Moretti. Nei telegiornali scorrono  sul video i sottotitoli con le gravi considerazioni dei cugini europei, e fanno a pugni con la flemma della grande maggioranza degli onorevoli intervistati. Parlando di “grandi intese”, “maxiemendamenti da approvare”, “convergenze da allargare”, “ricorso alle urne”, alcuni tirano un sospiro di sollievo perché tra una ventina giorni a quanto pare non ci sarà più il governo Berlusconi e chissà se si rendono conto che, in compenso, non ci sarà più nemmeno l’Italia. Sono momenti in cui ti ricordi degli omini che stavano davanti ai monitor delle quotazioni di borsa sui marciapiedi.

Un “daicazzo!” vi seppellirà, sembrano dire i giovani in fila davanti ai cinema per “I soliti idioti”, un film di scenette grottesche che fa ridere con poco. Nonostante gli appunti scritti a mano dal Cavaliere con la parola “traditori”, la fine del mondo è altrove. Sono sempre meno quelli che si illudono di credere che una volta uscito di scena lui cambieremo tutti, e l’economia si rimetterà a galoppare, e le veline a fidanzarsi con ricercatori universitari a progetto. E’ come con le alluvioni, vedete: si spalano le strade dal fango ma ci si dimentica ogni volta di costruire dei buoni argini o perlomeno di fare un’efficiente manutenzione dei tombini. Ognuno, poi, crede di sapere cosa accadrà.