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Il successo è un delitto?

Sto lavorando ad un programma televisivo si chiama “Wanted – Il successo è un delitto?”. Il presupposto è che chi ha successo è in genere molto amato, ma capita anche che sia invidiato: ci si chiede come abbia fatto a ottenerlo, quasi come se il successo fosse un crimine. Nella prima puntata il protagonista è Paolo Villaggio, attore di più di cento film, alcuni memorabili, altri dimenticabili, altri addirittura orrendi. Lui ha raccontato più volte che getterebbe via metà della sua vita o forse più. “Gli incontri inutili, il lavori accettati per la mia malattia, il non saper dire di no. Le feste officiate senza allegria. Le persone sgradevoli frequentate a forza”. Se potesse tornar indietro farebbe più vacanze. Ma non si può. Se si potesse, probabilmente, direbbe di pensarla diversamente.

A un certo punto dell’intervista fatta per il programma Villaggio dice che lui è un arrivista. Come tutti, aggiunge. Dice che non frequenta più i suoi compagni di scuola, tranne uno che poi è diventato amministratore delegato della Fiat. Sconsiglia le cene di classe, “quando ti accorgi che sono diventati tutti più vecchi, più brutti, lontani da quello che noi ricordiamo e da quello che non siamo diventati, mentre io avevo la possibilità di passare una sera a cena con Federico Fellini che valeva più di una serata passata con un vecchio amico banale”. A questo punto l’intervistatrice ha chiesto a Villaggio se lui è una persona cattiva. “Ma io non sono cattivo  – le ha risposto – dico solo le cose come stanno”.

Luca Di Ciaccio • 8 dicembre 2011


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