Lotta di classe sul Frecciarossa
Si deve prendere atto con dispiacere che la parola “classe” è in pericolo. Sui treni, almeno (meglio non allargare l’indagine). L’altro giorno, su un treno delle Ferrovie dello Stato, le “classi” si chiamavano “livelli”. Dal basso in alto: standard, premium, business, executive. L’altoparlante a un certo punto ha annunciato che sarebbero state sigillate le porte fra le carrozze 7 e 8 onde evitare che noi proletariato ferroviario della classe “standard” si andasse a disturbare i ricchi, i quasi-ricchi e i quasi-quasi ricchi delle classi “executive”, “business” e “premium”.
“Che bello il progresso, che bello avere amministratori delegati di sinistra nelle aziende pubbliche!” commentava un mio conoscente. L’immagina scelta dalle Ferrovie per pubblicizzare la nuova divisione dei treni è quella di una famiglia di colore, presumibilmente immigrati, sulla “standard”, rigorosamente bianchi invece sulle altre. Come nella Berlino divisa dal muro si sono venute a creare incertezze e drammi umani: c’era chi aveva la prenotazione nel settore dei quasi-quasi-ricchi (quello “business”) ma era arrivato tardi in stazione e nella fretta di partire si era imbarcato sul vagone degli “standard” e adesso trattava con un controllore per guadare in segreto il passaggio fra le carrozze sette ed otto e così raggiungere l’agognato pasto in carrozza ristorante, negato ai poveri standard. Come nel Sudafrica sotto l’apartheid c’era chi tentava di sobillare il malcontento sociale, alcuni “standard” tentavano di coalizzarsi con i “premium” e fargli capire che in realtà siamo tutti proletari, e comunque vada la cena gourmet non se la possono permettere, sebbene gliela facciano vedere.
“Adda’ venì Montezemolo” sibila qualcuno, esasperato. Sceso dal treno, difatti, alla stazione di arrivo ecco il luccicante stand della nuova compagnia privata Ntv, coi i suoi treni ribattezzati Italo. Quante classi avete, provo a chiedere. Il concetto di classe è superato, risponde l’hostess con voce suadente, noi parliamo di ambienti, ne abbiamo tre, ma in tutte ci sono le poltrone in pelle Frau. E quali treni usate? Gli Alstom, raggiungono i 570 chilometri orari ma – sospirando tristemente – in Italia c’é il limite dei 300. Sui prezzi, invece, ancora bocche cucite in attesa della partenza. Ambienti, geniale penso. In genere senti ambiente e pensi ai panda, alle foche monache, alla riproduzione delle testuggini, o all’inquinamento. La parola livelli invece evoca una gerarchia, le stesse parole evocano un grande magazzino e un grande albergo, una vincita (paghi tu, ma non vorrai eccepire, vero?) e un mondo. Business, accidenti, è una parola che fa girare il mondo. Ambiente è più familiare: bell’ambientino, ambiente rilassato. Dal basso in alto si chiameranno, al femminile: smart, prima, prima relax e club, quella coi salotti per maggior privacy, quattro posti da prenotare in blocco così non si rischiano infiltrati. “E’ un’idea del marketing” ripetono tutti, dalle Ferrovie dello stato a quelle dei privati. Si spera che gli stipendi di quelli che fanno marketing consentano loro di andare almeno alla carrozza bar a fare colazione senza essere disturbati da negri a basso reddito.





