Ludik

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Nostalgia del futuro

Il 31 dicembre 1999 i giornali di tutto il pianeta erano carichi di pronostici e di speranze. Ho ritrovato su un libro una prima pagina di quel giorno e mi sono fermato a rileggerla. L’Onu aveva decretato quello che stava per cominciare il decennio della pace e della non violenza. Era stato accoltellato un Beatle superstite, George Harrison. In Olanda, come una novità assoluta e da noi pensosamente temuta, andava in onda il primo Grande Fratello televisivo. Si discuteva di un possibile collasso universale dei computer, messi in crisi dal cambio di data coi due zeri, il Millennium Bug lo chiamavano. Si temevano atti terroristici.

Sfogliare vecchi giornali dà la sensazione di toccare con mano il muro che ci divide dal futuro. Le cose avvenute, il modo in cui giorno per giorno vengono registrate, neutralizzate. Quelle che stanno per avvenire, che sono lì, dall’altra parte di un muro: immaginate, desiderate, o temute. Accadranno, senza che le nostre previsioni abbiano alcun peso. Tempo fa dovevo scrivere un progetto di lavoro e m’ero messo a pensare a varie ipotesi. Erano tracce di storia immaginaria: cosa sarebbe successo se… Le solite cose: se il Duce non si fosse alleato con Hitler, se i brigatisti avessero liberato Moro, se Marylyn si fosse risvegliata dai barbiturici, se Lady Diana non si fosse schiantata nella notte di Parigi, eccetera. C’era pure: se il Millennium Bug si fosse realizzato davvero, coi computer in tilt e il mondo bloccato. Ucronie, si chiamano. L’immaginazione di nuovi mondi ma ormai nel passato. Delle utopie rivolte all’indietro. C’è una vasta pubblicistica storica sull’argomento: “Se Napoleone avesse vinto a Waterloo”, “Se l’ attentatore Booth avesse mancato Lincoln”, “Se l’ arciduca Ferdinando non avesse amato sua moglie”… Sono per lo più saggi puntigliosi sul fatto che la storia va come va, in realtà, per un pelo. Battiti di farfalla da una sponda e uragani dall’altra – e noi nel mezzo.

Cercando di documentarmi in Rete a proposito delle ucronie avevo trovato molti complottisti, alcuni fascisti, parecchie stronzate e una bella citazione di Musil: “Il cammino della storia non è quello di una palla di biliardo che una volta partita segue una certa traiettoria, ma somiglia al cammino di una nuvola, a quello di chi va bighellonando per le strade…”. E’ come in quel vecchio spot di una compagnia telefonica in cui Baggio segnava il rigore alla finale dei mondiali, invece di mandarlo sopra la traversa. Ci si può aspettare qualcosa dal passato? Si può sperare nel passato? Però il presente è difficilissimo da modificare: troppo resistente, troppo complicato. Di modificare il futuro, non se ne parla nemmeno: troppo imprevedibile e rischioso. Non ci rimane che modificare il passato. In fondo è quello che già facciamo. Chi coi ricordi nella mente, chi con la retromania dei dischi, chi coi revisionismi storici sui giornali. Come certi intervistatori che chiedono alla gente: ma lei, se potesse tornare indietro, lo rifarebbe? Certo che no. Certo che sì. Come quelli che sui giornali, sulle televisioni, su internet cominciano a fare programmi, a dire l’anno prossimo succederà così e l’anno prossimo faremo cosà, e l’anno prossimo sarò un aggettivo a piacere, come se l’anno prossimo non fosse dopodomani, come se tra due giorni e mezzo non fosse di nuovo lunedì. Tanto vale restare ad aspettare nel buio di un capodanno qualunque, di ogni possibile millennium bug, spogliati del senno di poi, senza nemmeno i botti e i petardi, che poi i cani si spaventano.

Luca Di Ciaccio • 30 dicembre 2011


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