Ludik

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Estinzioni

Ecco che cosa scompare. Così bisognerà dire a un figlio: un giorno tutto questo esisteva. Oggetti, cose nuove, pezzi di mondo che scompaiono, come lacrime nella pioggia. Mangianastri, walkman, videocassette, floppy disk, cabine telefoniche, cellulari con antenna, telefoni a rotella, modem 56k, televisori con tubo catodico, polaroid, diapositive, macchine per scrivere, motorini che si chiamavano Ciao.

Ci sembravano cose nuove, vivevano. Sembrava che potessero durare. E invece scomparivano: come i gettoni telefonici, i giradischi, i taxi gialli, i jukebox nei bar. Come scompariranno i fax, le pagine gialle, forse un giorno i francobolli. Non succede all’improvviso, è come se qualcosa di ostinato le trascinasse via, piano piano ma senza scampo. Forse c’era qualcuno che lo decide, da qualche parte: che il tempo di qualcosa – un oggetto, uno strumento, un luogo – è finito. il tempo delle lampade ad olio, dei dischi, dei giornali di carta. Magari questo qualcuno domanda: quante ne restano ancora? E ne restano sempre tante, milioni probabilmente, sparse per il pianeta: sugli scaffali di vecchie botteghe, nelle camerette di ragazzini cresciuti, nei salotti delle nonne, negli archivi dei collezionisti, nei bagagliai delle auto passate di moda. Qualche ritardatario le andrà ancora cercando, qualche nostalgico le rimpiangerà. Ma fa niente.

Nuove cose devono nascere e devono essere sostituite, almeno per rinnegare la pericolosa illusione di avere già tutto, che i nostri bisogni siano ormai soddisfatti, che le persone si accontentino di quello che hanno. Forse così si risolve tutto, hanno pensato. Forse la gente ricomincerà a spendere e le imprese torneranno a crescere e la paura passerà. Forse gli indiani e i cinesi potranno comprare tute le lavatrici e le automobili prodotte dalla fabbriche tedesche. Qualcuno magari si inventerà un prodotto sensazionale che scatenerà un’enorme fame di consumi. Un telefonino con cui è possibile volare, per esempio. Le cose nel frattempo si estinguono, lentamente. Come i mammut colpiti da una pioggia di stelle comete, o come gli orsi polari.

Luca Di Ciaccio • 3 gennaio 2012


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