Ludik

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Cartoline dal passato di questo blog

L’anno scorso una ditta di blog è andata fallita e a me sono cominciate ad arrivare per posta elettronica delle cartoline dal passato. Lettere in cui mi si diceva che io ero proprietario di alcune cose, sotto forma di dati e date e parole scritte e vecchi blog ormai abbandonati e chiusi, che queste cose erano tutte depositate in qualche server in un magazzino imprecisato, e adesso che la ditta stava per fallire tutto questo sarebbe andato buttato, perduto per sempre, e se volevo avrei avuto pochi giorni per salvarlo. E’ stato come una specie di flashback.

Nella rete (quasi) nulla scompare. Lo spazio virtuale tende all’infinito, non occorre radere al suolo una città per far posto a un’altra. Un declino non comporta necessariamente una chiusura. Ma esistono macerie virtuali, Pompei fatte di pixel tra le quali navigano i nostalgici o i cocciuti. Motori di ricerca che nessuno vuole trovare più. Siti personali con sfondi scuri, caratteri in grassetto e ammiccanti gif animate. Social network passati o mai diventati di moda da cui si va come in visita agli zii. Password dimenticate. Siti che assomigliano a case in cui l’ex partner ha cambiato la serratura e non puoi più tornare a vedere le stanze dove hai trascorso anni. Blog fermi da anni, chiusi ma ancora visibili, come la luce di una stella morta. Case e isole abbandonate dentro Second Life, memoria di quando il futuro di internet era un brutto sfondo 3d dove dovevi lavorare sodo e guadagnare anche solo per permetterti un pene decente. Tracce di un passato che sembra remoto, ma tutt’al più era tre anni fa.

Così pure io mi sono ricordato di quando i blog si aprivano, si sfruttavano intensivamente e dopo qualche mese si abbandonavano per anni in network cavernosi dai loghi orrendi, come Tripod o Splinder. Ora gli esperti, gli eterni ragazzi eternamente wired, dicono che i blog, questi posti dove scrivere lenzuolate di roba, stanno risorgendo, o addirittura ridiventando sexy. Come un posto dove fermarsi a riflettere, al caldo, lontano dal rumore continuo e indistinto dei cinguettii twittati e degli aggiornamenti social senza sosta. Sarà vero? Ci ho messo un po’ a ricordarmi la vecchia password, a rammentarmi cosa avevo lasciato nei server sperduti. Finché ho capito che se le avevo lasciate lì quelle cose c’era un motivo. Forse l’oblio è spesso ingiustamente sottovalutato. Nel frattempo c’è questa, che al di là di un trasloco e di qualche ritocco, continua a essere casa mia da undici anni. Ci sono cose brutte, cose belle, roba vecchia in archivio che a ritrovarla oggi mi provoca pietà e spavento, cose inutili da dire di cui già mi pento, piccole correzioni fuori tempo massimo, ma non c’è niente da fare, alla fine salta fuori tutto alla rinfusa, google non perdona, io lo so ma l’unica cosa che riesco a fare è scriverci sopra.

Luca Di Ciaccio • 6 gennaio 2012


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