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Gli eroi della tivù commerciale

Il cowboy di Dallas che sorride in gondola a Venezia. Beppe Grillo, che una volta faceva ridere, spunta tra i grattacieli della Grande Mela con t-shirt I love New York. Iva Zanicchi tra mazzette di banconote e scrigni di gioielli spiega il quiz “Facciamo un affare”, e il senso della vita secondo Canale 5. Berlusconi, Maradona e Mike Bongiorno tagliano la torta in onore dei tre milioni di copie di “Tv Sorrisi e Canzoni”. Le tette di Amanda Lear in mezzo a un campo di papaveri. I Ricchi e Poveri, più ricchi che poveri, quindi avvolti da meravigliose e pratiche tute azzurre di ciniglia, di fronte al cartello di Milano 3. Le ragazze di Drive In con occhioni, e tettone, di stupore. Gli eredi Aiazzone davanti al mobilificio non ancora fallito assieme a Guido Angeli che esclama “Provare per credere!”. Un’euforica Loretta Goggi in versione fantino trainata da un uomo-cavallo in costume fantascientifico. La signorina buonasera Eleonora Brigliadori indossa calze di pizzo e mostra con chiarezza la via del futuro. Sfoglio l’Atlante Illustrato della Tv Commerciale, 1980-1994, “dalla nascita di Canale 5 alle fine della Prima Repubblica”, e mi viene facile cavarmela con una battuta, pensare che quelle facce, gambe, cravatte, parrucche, tette, si potrebbe dire con una battuta, ce le siamo meritate. Le abbiamo volute col telecomando.

A casa di mia nonna c’era sempre accesa la tv commerciale, lei abitava da sola e stava un po’ in periferia, il televisore catodico che occupava tutta la profondità del mobile scuro da salone e che nei lunghi pomeriggi era sempre acceso su Canale 5, dove personaggi dai sorrisi forzatamente allegri si alternavano a vallette procaci e a persone dall’aria umile ansiose di vincere qualche cosa, o di trovare anche solo un po’ di compagnia. E tutti davano del tu così ognuno alla fine poteva avere l’impressione che la televisione trasmettesse per lui e soltanto per lui. A casa dei miei si vedeva quasi sempre la Rai, dove gli studi perfino dei varietà più sontuosi si portavano comunque dietro un retrogusto ministeriale, però mi piaceva Carmen Russo da piccolo, lei era alta e aveva delle tette enormi. Poi qualche mattina fa me la sono ritrovata in ufficio, a Carmen Russo doveva sostenere un’intervista, e ma la sono rivista lì, assieme al marito Enzo Paolo e a un cagnolino, rievocare proprio quegli anni, in cui si facevano le cose per bene, i grandi balletti e i grandi show, quando tutto cresceva senza preoccupazioni, dal debito pubblico ai consigli per gli acquisti. Adesso per tirare avanti Carmen è costretta a farsi vedere ricoperta di fango tropicale in qualche reality sulla tv di Stato oppure ad aprire una catena di prodotti di lusso, molto leopardati, per cagnolini viziati.

E’ accaduto poi in un certo momento di avere perso l’innocenza. In un solo istante i quiz, le canzonette e i varietà, i comici, le tette  e i videoclip, diventano sospetti a una profondità impensabile prima. Una prova del delitto, un corpo del reato. Un buco nero di due pagine sta alle ultime pagine dell’atlante illustrato, e poi un fotogramma del primo messaggio di Berlusconi alla nazione, quello in cui annunciava il nuovo miracolo italiano. La calza a rete davanti l’obiettivo della telecamera, la finta libreria dietro le spalle. Il punto di arrivo di tutto, e in un certo senso il punto di non ritorno. Era la stessa tv a portarsi via quanto aveva dato, il focolare domestico diventato albero della cuccagna e infine altare gelido di un’inquietudine. E’ l’uomo che aveva rivoluzionato la tv che a un certo punto si rimangia tutto e inizia a fare sul serio, se fino a qui vi siete divertiti, seguitemi e non vi deluderò. Lo stupore, il gioco, l’infanzia di chi aveva scoperto quel magma di sorrisi e di canzoni, di prezzi giusti e di drive in, sottratto per sempre.

La “discesa in campo” accenna a un lato oscuro nell’uso dei media che ci riporta a inquietudini antiche. “Il pubblico – recita un motto apocrifo attribuito a Berlusconi – è un ragazzo di dodici anni non troppo sveglio”. Sembra un’idiozia, ma ha funzionato, e non si dovrebbe dimenticarlo oggi, iniziando a seppellire il berlusconismo, quando dentro l’ottimismo della Rete e dei social network si ripropone un poco lo stesso ottimismo della breve stagione televisiva primi anni ’90, con la Gente, il popolo dei fax, la tele democrazia. Scrivevano pensosi Adorno e Horkemeier nel 1947: “La maggioranza degli spettacoli televisivi oggi punta alla produzione, o almeno alla riproduzione, di molta mediocrità, di inerzia intellettuale, e di credulità, che sembrano andar bene con i credi dei totalitari, anche se l’esplicito messaggio superficiale degli spettatori può essere anti-totalitario”. Il bello è che non avevano visto ancora niente, neppure Colpo Grosso.

Luca Di Ciaccio • 24 gennaio 2012


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