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Dalla

luciodalla

Il ricordo di me da bambino che sapeva a memoria “com’è profondo il mare”, senza capirci un cazzo. E “disperato erotico stomp”, anche se lì qualcosa intuivo. All’istituto di ragioneria io e la mia compagna di classe Valentina ci mettevamo su due sedie, stendevamo e piegavamo la gamba destra, muovevamo un foglio di giornale in sù e in giù davanti la faccia, e facevamo come Lucio Dalla e la sua corista dalle enormi labbrone nel video di quella canzone dimenticabile di fine secolo che faceva “ciao” e il ritornello diceva “la colpa è di non so di chi”. Valentina era molto più bella, però. E io meno peloso.

Il tema della maturità. Gli accordi di settima di “piazza grande”, il finale di “futura”. La sigla di Lunedì Film – wayuude! – e io che da piccolo mi mettevo paura, scappavo sotto il tavolo della cucina. Il centro di Bologna, che quando pronunci queste parole tutti sanno sempre finire la frase in quel modo lì, nel centro di Bologna sì, “dove non si perde neanche un bambino”, e forse sta tutta lì la bravura dei cantautori, a farti trovare le parole giuste per completare una frase. Che poi io invece ero capace di perdermi anche lì, un sabato pomeriggio, nel centro di Bologna. Le puttane ottimiste e di sinistra, non se ne trovano più in giro adesso. Il suo giorno era il 4 marzo 43, lo sanno tutti, il mio anno invece il 1983, ma non interessa a nessuno. Ricordo la musicassetta di “Cambio” nella macchina di mio padre, quella dove allora non ero l’unico bambino che si sgolava su “Denis balla come un animale, è al centro esatto della musica”. E’ il modo con cui le canzoni hanno a che fare a che noi, in fondo. Titoli e strofe, parole e ritornelli, pezzi di vita che scompaiono e tornano, scompaiono e tornano, finché la vita non va in pezzi. E come oggi, questo nostro cercare le parole, così tenero e così insopportabile, un mozzico di brano a scaldarci ancora come se.



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  1. Ciao Lucio. | Beautifulife