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Cambiare l’aria

Adesso viene la primavera e sono costretto a spalancare il balcone per far cambiare l’aria. Allora dalla strada arrivano i suoni del traffico, arrivano i clacson della macchine e le grida del mercato, arrivano gli umori parlati dei vicini di casa, le loro radio, le loro tv, il fumo delle loro sigarette. Queste sono cose che uno non chiede, però sa che sono comprese nel prezzo. Sono come le possibilità della vita, quelle che sei costretto a calcolare sempre. Come quando mi capita di non riuscire a dormire per il casino che fanno gli altri e che si sente di fuori. E’ un default. Quel tipo di cose che per qualche misterioso motivo capitano tutte insieme: gli amici e i conoscenti che si lasciano, i vecchi negozi di dischi che chiudono, la gente famosa che muore.

Allora uno coltiva la pace per quello che può: sceglie case all’ultimo piano per esser lontano dalla strada, oppure appartamenti dotati di cortili popolati di gatti e fontane con pesci rossi e ancora gatti che li guardano seduti sul bordo di marmo della fontana, tra la voglia insopprimibile di acchiapparne uno e la paura insuperabile di cadere in acqua. Oppure ci si mette a pulire casa per non pensare, passando lo strofinaccio sulla polvere delle proprie intenzioni, si deframmenta un hard disk, ci si lava i denti stando attenti a non sporcarsi la maglietta, ci si confessa nella maniera spiccia che conosciamo, davanti allo specchio e con la radio che passa una certa canzone, senza nessuno a contraddire. Inizia un’altra primavera, tocca avere abbastanza birre in frigo e antistaminici nel cassetto.

Luca Di Ciaccio • 28 marzo 2012


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