Ludik

un blog

La diciannovesima buca

“E che devi fare, non lo devi menare a uno così?”. La guida materana, una signora ben piazzata che accende e spegne una sigaretta dopo l’altra, ce l’ha un po’ con tutti. Se la prende col sindaco e con la soprintendenza, con gli assessori e con l’Unesco, con il ministero e coi vigili urbani, e coi materani tutti che non capiscono che “se sei patrimonio dell’umanità allora devi fare la persona seria”. E pure con quelle due vecchiette che l’altra volta si sono messe a inseguirla con l’accetta, perché loro se ne erano fregate degli sfratti e delle compravendite, e da sole tutte e due sono rimaste a vivere nel loro sasso, senza acqua potabile e senza bagno, come facevano tutti a Matera fino a qualche decina d’anni fa, e adesso non ci stanno a farsi fotografare dai turisti americani, come fossero animali allo zoo, “mi hanno chiamato in tutte le maniere, tu ci giudichi urlavano, noi non vogliamo essere giudicate”.

Adesso alcuni Sassi ristrutturati fanno la loro figura. Sono di classe. Molti sono diventati bed & breakfast, con l’aiuto di cospiscui contributi pubblici. In uno c’è un enoteca dove si può anche giocare a golf (“la diciannovesima buca”, si chiama), in un altro c’è una spa di cure termali e in un altro ancora ci ha messo la sede un call center per giovani, prevalentemente precari. Sempre la guida racconta l’aneddoto sulle ragazze del call center che sollevano un polverone perché vogliono parcheggiare nei pressi del lavoro quando hanno il turno di notte, per cui il Comune di Matera sgombera una piazzetta del Sasso Barisano e ci fa una specie di parcheggio. “Aspe’ mo’ che lo vengono a sapere quelli dell’Unesco, un calcio nel sedere ci danno, altro che il bollino di patrimonio dell’umanità” commenta la guida. Altri Sassi sono diventati case dallo stile elegante e minimalista. Certo, un Sasso con terrazza e piscina non è più un Sasso. Immagino, ma magari mi sbaglio, che vedere dei turisti venire ad ammirare degli anfratti dove, fino a una o due generazioni fa, i tuoi genitori da piccoli o i tuoi nonni hanno vissuto, in caverne scavate nella roccia, fianco a fianco coi loro buoi e i loro asini, con le fogne che erano un canale che scorreva in mezzo ai loro piedi, può avere un effetto fastidioso. Sarà per questo che Matera è bella, ma i materani – forse per rassicurarsi – dicono sempre che assomiglia a qualche altro posto. Meglio pensare di essere in Messico, o a Gerusalemme, o in Cappadocia, che almeno – come ci dice la guida e non per vantarsi – “qui ci arrivi senza spendere tanto e senza nemmeno il rischio di incontrare un terrorista”.

matera

Luca Di Ciaccio • 10 aprile 2012


Previous Post

Next Post